Comunicati Stampa

Bologna 11 settembre 2020

La Regione continua a segretare parte della documentazione 

I familiari e gli operatori si incontrano a Bologna il 14 settembre 2020

Nonostante le famose promesse dell’assessore Donini secondo cui le lagnanze del Codacons e dei familiari circa la mancanza di trasparenza sull’operato della Regione erano infondate e che l’ente avrebbe fornito tutti i documenti richiesti a distanza di un mese non si sono realizzate. In realtà la risposta appena giunta all’istanza di accesso riguarda solo il 50% delle richieste mentre sul restante 50% a distanza di oltre sei mesi dai fatti resta il buio. La si può chiamare segretazione o inadempimento ma, sta di fatto che ad oggi la promessa di Donini si e sciolta come neve al vento. Ciò nonostante, vogliamo ancora dare credito a quella promessa ed attendiamo, seppur in ritardo, l’integrazione documentale mancante ancora per una settimana, poi si potrà dire che è in atto una vera e propria segretazione di fatto di cui si dovrà occupare la Magistratura per discutere di questo e per confrontarci con operatori sanitari e parenti di contagiati e di attuali ricoverati in RSA e CRA, il Codacons ed i comitati famigliari vittime covid hanno indetto per lunedì 14 settembre alle ore 18 presso la sala Centro Fiori ospiti del centro civico Michelini, Via Gorki n.16, ospiti del quartiere Navile di Bologna, un’assemblea per decidere che strategia seguire per giungere alla verità su centinaia di morti dentro le RSA e CRA e CRC per covid.

 
Comitati familiari vittime Covid Emilia Romagna
Presidente CODACONS Emilia Romagna
Avv. Bruno Barbieri

Nonostante in queste ultima giornate il numero tamponi processati e fatti sia aumentato, anche se sempre al di sotto dei reclamizzati 15.000 pezzi ( tra tamponi e test sierologici ), la macchina sanitaria regionale non si dimostra ancora all’altezza della situazione in quanto per fare un tampone occorre oggi occorre iscriversi ad una lista di attesa di circa una settimana  e poi attendere a tampone fatto almeno altri 5 o 6 giorni per aver l’esito dell’analisi.

E’ del tutto evidente che quasi due settimane di attesa complessiva per concludere questo iter volto ad evitare il rischio di infettare altre persone dal rientro dall’estero o da parte di chi ha avuto o teme di aver avuto contatti con persone positive o prossime a persone positive  equivale quasi alla durata della quarantena che molti non si posso permettere di fare. E’ necessario pertanto che la Regione ed il servizio sanitario regionale mettano subito in piedi una macchina che sia in grado  di processare i singoli tamponi in 48 ore riducendo da subito detta tempistica a non più di sette giorni complessivi tenuto conto che a breve riapriranno le scuole con tutti i possibili effetti a catena che questo potrebbe comportare in termini di numero di contagi.    

Sono trascorsi tre mesi tutto sommato migliori dei precedenti per numero di contagi per prepararsi ed essere operativi ed efficienti a settembre per cui ci si poteva legittimamente aspettare che tutto fosse in tal senso già operativo in termini di numero di analisi da effettuare e processare  ma così non è stato.

Stando così le cose la misura volta a domandare ai ragazzi che andranno a scuola se sono essi stessi positivi o se hanno avuto contatti con altre persone positive non potrà essere efficace se restano in circolazione così tante persone in attesa di tampone o del risultato al tampone.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri   

In questi giorni abbiamo sentito di tutto sul tema scuola tanto da domandarci ancora una volta se siamo in un paese con una dirigenza in grado di svolgere il proprio lavoro o in una repubblica delle banane.

Sta passando ultimamente una pericolosa linea di deresponsabilizzazione su tutti i fronti  a partire da una deresponsabilizzazione erariale per i dirigenti pubblici prevista dal Decreto legge 16 luglio 2020 n.76 con cui si limitano gli spazi di indagine della Corte dei Conti per i pregiudizi economici e finanziari patiti dai pubblici bilanci aprendo in questo modo una sorta di periodo di assalto alla diligenza in un Paese in cui la corruttela e la negligenza sono all’ordine del giorno come ci raccontano centinaia di film anche comici e non che si sono occupati del nostro storico malcostume.

Ora la medesima linea di deresponsabilizzazione la si vuole imporre anche in ambito scolastico partendo dalla scelta di non prendere atto che a fronte di una situazione eccezionale come quella della pandemia Covid 19 occorre prendere misure eccezionali anche nell’ambito scolastico, imponendo in questo caso come obbligatorio l’effettuazione di tamponi e test sierologici al personale docente e tecnico della scuola  alla quale noi tutti affidiamo i nostri figli nella speranza di  vederceli tornare a casa sani oltre che istruiti.

I partiti politici hanno timore di chiedere questa misura perché impopolare nel corpo docente e presso i dirigenti scolastici che formano un folto numero di elettori ma il CODACONS Emilia Romagna, che è libero da tali timori, la chiede al Presidente della Regione che al Governo, ai singoli provveditorati, agli studi ed ai Presidi dei singoli istituti scolastici.

La scuola non può essere deresponsabilizzata in quanto i genitori affidano i propri figli ad un ente a cui chiedono conto in termini non solo di attività di insegnamento ma anche di sicurezza per cui non solo i tamponi ed i test sierologici dovrebbero essere obbligatori per gli insegnanti ma anche la presa della temperatura all’ingresso della scuola dovrebbe essere un attività deputata al personale tecnico della scuola in quanto io come genitore conto sulla responsabilità della scuola a cui affido i miei figli e non sul buonsenso e senso civico degli altri genitori che misurano la febbre ai ragazzi prima di farli uscire di casa.

E da ultimo la questione dei banchi con le rotelle è davvero oltre che risibile pericolosa e specchio di un Italia che da sempre trascura l’istruzione e la ricerca. Per anni ed ancora oggi i due terzi degli istituti scolastici non è munito di certificazione antisismica e spesso le lezioni si tengono dentro aule troppo piccole o fatiscenti ma ciò nonostante nulla è stato fatto per decenni e poi all’improvviso si sono trovati una quantità enorme di milioni di euro per acquistare banchi con le rotelle che oltre a poter servire per svolgere dei veri e propri tornei tra ragazzi di banco scontri nelle scuole durante le pause di ricreazione non sono per dimensioni per nulla  funzionali agli spazi necessari al singolo alunno e soprattutto non possono garantire alcun valido scudo protettivo in caso di calamità naturali come i terremoti (questo vale per i nuovi banchi solo con il poggia libro da conferenza).

Una volta si insegnava durante le esercitazioni anti sismiche nelle scuole come prima cosa di rifugiarsi sotto i banchi adesso cosa si dirà ai ragazzi di correre tutti e 25 a ripararsi tutti sotto la cattedra dell’insegnante???

In Emila Romagna dove abbiamo toccato con mano gli effetti del terremoto appare quanto mai dubbia questa scelta ed in ogni caso sin da ora il CODACONS mette in luce, qualora si dovessero verificare casi di contagio con conseguente ricovero o morte degli alunni, le conseguenze a carico di coloro che hanno assunto le sopra contestate decisioni. E’ ovvio che a quel punto saranno i Magistrati a decidere se quelle norme sono o meno costituzionalmente legittime e se costituiscono un valido scudo deresponsabilizzante sia in ambito civile che penale nei confronti dei dirigenti scolastici e di chi quelle leggi ed atti ammnistrativi ha approvato.

A tal proposito si invitano i dirigenti scolastici a verificare se le polizze assicurative dei singoli istituti scolastici garantiscano copertura per tutto quanto potrebbe accadere per i motivi sopra elencati.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri    

Il Codacons ironizza sulla richiesta di accesso ai bilanci dell’Associazione, notificata alla stessa dal Ministero dello Sviluppo Economico e avanzata dal signor Enrico Sama (PD) del Comune di Bagnocavallo. A quanto pare, infatti, Carlo Calenda – che da settimane insiste a chiedere visione dei bilanci del Codacons, svelando ai cittadini italiani che da Ministro non sapeva neanche di averli a disposizione nei suoi stessi uffici – ha fatto chiedere i bilanci dell’Associazione direttamente al MISE e per tramite dell’assessore di un piccolo Comune, nominalmente del PD ma molto attivo sui social network proprio in difesa.. Dello stesso Calenda!
Insomma, una clamorosa gaffe. Calenda – che ora pontifica sul web ma non dice mai che nel 2018 lasciò ben 162 tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo Economico, con 180mila lavoratori abbandonati a sé stessi, e sotto il cui dicastero decollarono (+37%) i dati sui posti di lavoro a rischio – non ricordava, infatti, che la documentazione idonea  a comprovare il mantenimento del possesso dei requisiti previsti dall’art. 137 del Codice del Consumo prevede proprio l’invio del necessario bilancio definitivo approvato.
Invio che avviene allo stesso Ministero che Calenda, sfortunatamente per i cittadini, si trovò a guidare.
Lo stesso Calenda, evidentemente, si vergogna di riconoscere questa evidenza: e allora ecco materializzarsi un suo fan di Twitter, il sig. Sama appunto, a chiederne copia. L’Associazione invierà al sig. Sama copia dei bilanci tanto desirati: anche se sembra strano che gli unici d’interesse per l’assessore di Bagnocavallo, tra tutte le Associazioni dei consumatori, siano quelli del Codacons. Degli altri, evidentemente, non importa granché: elemento, questo, che fa molto riflettere sull’intera vicenda. L’Associazione, in ogni modo, chiede la stessa trasparenza. E allora, si aspetta dal sig. Sama o da altri, informazioni e motivazioni dei contributi di singoli e società nei confronti di “Azione”: solo qualche giorno fa, infatti, “Il Fatto Quotidiano” ha evidenziato come le casse del partito siano continuamente rifocillate da donazioni a quattro o cinque zeri. L’ultima, a quanto risulta, arrivata dalla Fondazione Giovanni Arvedi: 100mila euro regalati a giugno da uno dei più grandi gruppi siderurgici italiani. Sarebbe il caso, proprio in un’ottica di trasparenza reciproca, di conoscere ragioni e natura dei tanti contributi arrivati da diversi esponenti del gotha economico nazionale: un sostegno davvero notevole e inatteso, per un partito che i sondaggi accreditano al 3%.
L’Associazione, comunque, non si limiterà a inviare i propri bilanci. Farà ancora di più: inviterà il sig. Sama nei suoi studi di registrazione, per un’intervista dal vivo e un confronto leale e trasparente. Argomento della chiacchierata: le prospettive future del partitino sorto intorno all’enfant prodige Carlo Calenda, ultimamente al centro della bufera mediatica per gli articoli de “Il Fatto Quotidiano” su finanziatori e follower fittizi.

Il Codacons ha raccolto la lista dei contributi ricevuto da “Azione” all’indirizzo: https://bit.ly/2YIJkT2.

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS Emilia Romagna hanno incontrato nella giornata di ieri la consigliera regionale di Forza Italia Valentina Castaldini a cui hanno illustrato tutte le proprie perplessità e timori circa il comportamento tenuto dalla Regione Emilia Romagna e dal Commissario Venturi in merito alle ispezioni fatte o meno, circa l’operato della C.R.A. e delle R.S.A. dove sono decedute migliaia di persone negli scorsi mesi e dove in alcune di esse si tornano a registrare di nuovo decessi legati al Covid. Non solo. La consigliera è stata informata del fatto che nel corso degli ultimi 30 giorni, in un terzo dei casi il numero dei tamponi effettuati è stato al di sotto delle 6.000 unità in altri 10 casi, al di sotto delle 9.000 unità ed infine soltanto nel terzo restante dei casi, si è superato il numero di 9.000 tamponi. Questi dati sono importanti ed evidenziano che su una capacità dichiarata di 15.000 analisi tra tamponi e test sierologici, soltanto in un terzo circa dei casi la Regione e la ASL regionale hanno effettuato un numero di verifiche superiore alle 10.000 unità complessive, non intercettando dunque un terzo ed, in alcuni casi, i due terzi dei possibili positivi intercettabili, i quali circolano inconsapevolmente nella nostra Regione, infettando altri ignari cittadini. Trattandosi di una scelta organizzativa e non di incapacità a fare un numero adeguato di tamponi, in quanto diversamente non si capirebbe perché in un terzo dei casi le verifiche possono essere fatte in misura superiore alle 10.000 unità arrivando a punte di oltre 11.000 analisi per poi scendere in diversi giorni nell’ultimo mese a soli 3.000 tamponi, il CODACONS ha deciso di depositare nuovi esposti presso le Procure della Repubblica della Regione Emilia Romagna, per verificare se tale comportamento possa essere considerato in futuro concausa generatrice di parte dei nuovi contagi. Detto questo, in un’ ottica di critica costruttiva, il CODACONS ed i Comitati Familiari Vittime Covid 19 hanno suggerito alla consigliera Castaldini, ma l’invito è esteso a tutti gli altri consiglieri, di chiedere in via di urgenza alla Regione e al Commissario Venturi di provvedere a monitorare con tamponi o almeno test sierologici su base volontaria la presenza di persone positive all’uscita (deflusso) ( oltre che i normali controlli all’ingresso) dalle prove di ammissione alla Facoltà di Veterinaria e di Medicina che si terranno l’1 di settembre 2020 ed il 6 di settembre 2020 presso i padiglioni della Fiera di Bologna dove si registrerà l’afflusso di migliaia di giovani aspiranti matricole. I COMITATI FAMILIARI VITTIME COVID DELL’EMILIA ROMAGNA CODACONS EMILIA ROMAGNA I

O PASSA DAI PROCLAMI AI FATTI OPPURE E’ MEGLIO CHE DONINI e VENTURI  FACCIANO

UN PASSO INDIETRO

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS Emilia Romagna continuano ad essere preoccupati per l’attuale gestione della tutela sanitaria in tema di covid 19 . La  scorsa settimana si è saputo che il sistema sanitario a Parma aveva perso dentro qualche cassetto non uno ma ben 154 morti per covid in quanto  “a seguito di una verifica interna dei dati sui decessi, la Ausl di Parma ha comunicato 154 decessi avvenuti in marzo, aprile e maggio e finora non conteggiati.”

Si tratta di dati che risalgono ai mesi di marzo, aprile e maggio sulla base dei quali gli organi competenti basavano le loro decisioni in tema di tutela sanitaria e di studio delle curve epidemiologiche e soprattutto dell’efficacia delle cure sperimentali adottate sino ad oggi.

Questo fatto implementa ancor di più di dubbi sulla effettiva volontà di trasparenza della Regione Emilia Romagna circa la gestione del fenomeno Covid 19.

Ma ciò che più preoccupa è il basso numero di tamponi che vengono effettuati in Regione rispetto ai proclami fatti da Raffaele Donini quando affermava in data 27 maggio 2020 facendo eco a quanto affermato in data 9 maggio 2020 da Sergio Venturi, quindi oltre due mesi fa, con orgoglio che  la Regione Emilia Romagna era in grado di poter effettuare sino a 10.000 tamponi al giorno a cui andavano sommati altri 5.000 test sierologici.

In realtà se si va a vedere il numero di tamponi effettuati questi variano dai 5.000 al massimo ai 7.000 unità  e a poche migliaia di test sierologici e così dei 15.000 controlli  non c’è traccia non arrivando mai il numero di verifiche nemmeno al numero complessivo  di n.10.000 analisi. Tanto per fare degli esempi basti guardare i numero di analisi del 9 agosto pari a n. 5.413 tamponi, e n. 1.241 test sierologici , il 10 agosto  pari a n. 4.156 tamponi e n. 1.050 i test sierologici, del 15 agosto pari a n.  6.089, a cui si aggiungono anche 1.146 test sierologici, e quelli effettuati il 16 agosto pari a 3800 tamponi e  mille test sierologici.

Raffaele Donini però bisogna dirlo ha affermato che i temponi ed i test andavano fatti solo all’occorrenza ma non comprendiamo a questo punto cosa intenda Donini con all’occorrenza visto e considerato che l’Emilia Romagna ormai ha superato in termini di contagi da tempo il veneto ed equiparato in alcune giornate la Lombardia e questo nonostante un numero così basso di tamponi  e test sierologici.

I comitati ed il CODACONS che non ci volesse un grande lampo di genio per comprendere in termini di prevenzione ed isolamento dei contagiati anche asintomatici che già a partire dal mese di luglio ed a maggior ragione ad agosto era opportuno fare una campagna di monitoraggio con tamponi e test  davanti a tutte le discoteche e in tutte e località rivierasche in convenzione con i titolari dei locali e degli hotel e degli stabilimenti balneari per favorire l’esame volontario con l’ausilio di strutture mobili di prelievo tamponi e test degli utenti di dette strutture (cosa che avrebbe non intimorito i turisti ma certamente rassicurato ) dove il numero di tamponi in questo caso effettuabili sarebbero stati non 15.00 al giorno ma anche il doppio.

Altrettanto ci si domanda come la Regione non abbia ancora inteso assumere misure di contrasto rispetto ai turisti provenienti dalla Francia o da altri Paesi in cui il tassi di contagio sono a dir poco tripli rispetto a quelli italiani.

Il timore e che il basso numero di controlli sia motivato dalla necessità di avere dei numeri di casi positivi contenuti per evitare misure di chiusura delle attività produttive ma se così fosse si tradirebbe il dettato costituzionale che pone il diritto alla salute come primo diritto anteposto anche al diritto al lavoro tant’è che il Legislatore non a caso ha sviluppato la normativa in materia di sicurezza sul posto di lavoro negando in assenza di detta sicurezza la possibilità di svolgere attività produttive.

Detto ciò non resta che sollecitare  Raffaele Donini,  assessore alle politiche per la salute di tramutare immediatamente i proclami in fatti avvertendolo che il covid 19 non va in ferie in agosto né tanto meno durante i week and e che anzi è proprio in questi periodi quando invece il numero di tamponi già insufficiente diminuisce drasticamente fino ad arrivare a poco più di 3.000 unità rispetto alle 10.000 promesse dall’assessore, è quanto mai attivo stante le mille occasioni di raggruppamento sociale che indetti periodi si verificano.

In difetto è bene che l’assessore che il commissario facciano un passo indietro per lasciare posto a chi ai proclami  preferisce i fatti.   

Comitati vittime covid 19

Codacons Emilia Romagna        

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS Emilia Romagna (a cui diversi familiari sono associati in tutta la Regione) hanno continuato ad incontrare dopo i Verdi anche altri gruppi consiliari tra cui Fratelli d’Italia, La lega ed i Grillini. Da tali incontri è emersa un’ importante disponibilità ad affiancarci nella ricerca della verità circa quanto accaduto in questi mesi. Ad oggi sono ancora oltre 4.000 i parenti delle vittime del Covid , tra cui molte decedute in strutture del sistema sanitario o delle RSA e CRA, che attendono di avere delle risposte e soprattutto giustizia. Nel frattempo appare sempre più chiaro, anche nell’ambito delle RSA e delle case di riposo, che non tutte queste strutture si sono trasformate nei mesi scorsi , in luoghi di contagio e di morte. In diverse strutture sparse sul territorio regionale, non solo non si sono registrati decessi, ma neppure dei casi di contagio, dimostrando così che il contagio e la morte non erano fatti ineludibili per chi era ricoverato in dette strutture. La qualità della gestione e l’attenzione dei dirigenti di alcune di queste strutture, ha reso possibile il contagio “zero”, mentre nelle stesse settimane in altre strutture socio assistenziali , i contagi ed i decessi si contavano a decine ed in alcuni casi a centinaia.

E’ necessario quindi che si faccia chiarezza su quanto accaduto ma tale sforzo è reso arduo dal mancato rispetto dei diritti di accesso agli atti presentati  dai singoli cittadini e del rispetto delle prerogative dei consiglieri regionali  e comunali .Costoro infatti si sono visti negare le richieste in termini di risposta alle competenti istituzioni a fronte di richieste di produzione di documenti e di relazioni su quanto accaduto.

In qualche modo a livello regionale e comunale si è registrata nei fatti una sorta di duplicazione  della secretazione applicata in modo illegittimo dal Governo fino a pochi giorni or sono, dai verbali del comitato tecnico scientifico, ai documenti e alle ispezioni prodotti in ambito comunale di azienda sanitaria e di Regione Emilia Romagna.

Non è questa una nostra sensazione quanto piuttosto il riscontro datoci in tal senso dei consiglieri regionali che abbiamo incontrato in queste settimane, che di fatto hanno tutti lamentato lo svuotamento ed il mancato rispetto delle loro prerogative, non vedendosi dare alcun riscontro a tutte le domande di accesso agli atti ed interrogazioni in materia di Covid presentate nei scorsi mesi. Tutto ciò senza che il Presidente  della Regione e la Presidente del Consiglio Regionale siano intervenuti o quanto meno intervenuti in modo risolutivo per ripristinare i diritti dei cittadini e dei consiglieri, senza attendere l’intervento della Magistratura.

Ieri il CODACONS  (e così nei prossimi giorni i comitati dei familiari vittime Covid  e degli anziani ancora ricoverati nelle strutture che ai comitati stanno aderendo ) ha inoltrato alla Regione Emilia Romagna un’ istanza di accesso agli atti ,confidando che venga rispettato nei 30 giorni, il diritto di accesso, chiedendo ai singoli Consiglieri regionali già incontrati di inoltrare analoghe istanze di accesso e promuovere interrogazioni aventi analogo contenuto .

Qui nessuno vuole puntare il dito accusatorio contro qualcuno in particolare, a meno che non vengano violate le regole  del nostro ordinamento democratico.                

I COMITATI FAMILIARI VITTIME COVID DELL’EMILIA ROMAGNA

CODACONS EMILIA ROMAGNA   

Caos oggi al Tribunale penale di Bari, dove si doveva tenere la prima udienza preliminare del processo nei confronti della dirigenza della banca. Oltre 100 avvocati stipati in un’unica stanza, senza nessuna misura anti-covid, e con i difensori costretti a rischiare la salute per garantire la difesa dei propri assistiti.

I legali del Codacons, presenti per depositare le costituzioni di parte civile degli azionisti della banca, hanno subito presentato un esposto e un’istanza al Presidente del Tribunale, denunciando la situazione insostenibile. 

Alla fine il Giudice ha disposto il rinvio dell’udienza preliminare al prossimo 24 settembre.

Si riaprono quindi i termini per presentare la propria costituzione di parte civile: tutti coloro che vogliono aderire all’azione del Codacons possono farlo iscrivendosi alla pagina dedicata all’azione sul sito www.codacons.it, facendo pervenire la documentazione richiesta entro il 10 settembre 2020.

Avv. Bruno Barbieri – Vice Presidente Nazionale Codacons

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS della Regione Emilia Romagna ( a cui diversi familiari sono associati in tutta la Regione) si sono incontrati sabato 11 luglio 2020 per analizzare l’esito dell’incontro tenutosi con la Regione Emilia Romagna nella giornata di venerdì 10 luglio 2020 prendendo atto dell’inidoneità ed insufficienza delle risposte ricevute le quali  sono risultate assolutamente al di sotto delle aspettative tenuto conto dei mesi trascorsi dalla “strage di anziani” verificatasi nelle strutture di ricovero ed assistenza.  

I dirigenti presenti all’incontro non solo non hanno fornito ai familiari alcun elemento utile alle indagini ma hanno candidamente affermato  che di ciò che è accaduto in nelle strutture dove sono deceduti migliaia di anziani nulla sapevano essendosi limitati ad indicare a queste ultime le linee guida da tenere durante la pandemia.

Mentre i familiari hanno consegnato alla Regione un primo dossier contenente elementi di prova delle manchevolezze registrate in diverse strutture dove si sono verificati i decessi per covid, la Regione non ha neppure consegnato ai comitati, come aveva promesso di fare, il documento contenente le linee  guida adottate dal mese di marzo in avanti con l’elenco delle strutture a cui dette linee guida sono state notificate con le date delle singole notifiche.

I comitati dei familiari ed il CODACONS ritengono tale comportamento della regione Emilia Romagna e del servizio sanitario regionale distante anni luce da quello che dovrebbe essere stato l’impegno della Regione nel tentare di comprendere con la massima  celerità quelle che sono state le manchevolezze che  hanno determinato una strage di diverse migliaia di anziani in Emilia Romagna anche la fine di tentare di evitare che tali criticità portino ad un una nuova strage nel caso di un ritorno di ondata di contagi nei prossimi mesi.

I comitati temono che la Regione per non intaccare la propria immagine di sistema sanitario efficente eviti di individuare le mele marce o i vizi di una macchina che ha, si certamente funzionato molto meglio che in altre regioni, ma che non è riuscita ad evitare un così elevato numero di decessi non tutti dovuti all’ineluttabilità legata alla forza e contagiosità del virus.

Lo stupore, quasi candore con cui i dirigenti presenti all’incontro si sono posti di fronte alle prove di ciò che non è andato come doveva all’interno di diverse strutture di ricovero rammostrate dai comitati lascia al quanto attoniti circa l’efficacia dell’attività  ispettiva e di controllo della Regione e del sistema sanitario regionale  anche solo in termini di verifica di qualità del servizio che vada la di là di dato meramente statistico che in quanto tale non può premettere di capire chi ha sbagliato e non permette di individuare le mele marce all’interno di un cesto contenete moltissime mele sane.

Preso atto di ciò i comitati pur non sottraendosi a possibili incontri a tavoli di discussione per tentare di eliminare le gravi criticità rilevate insistono nel chiedere una commissione di inchiesta regionale come unica forma di impegno serio volto a coadiuvare anche il lavoro delle singole Procure della Repubblica chiamate tramite esposti e denunce querele a verificare l’esistenza di comportamenti penalmente rilevanti ed a individuare i responsabili di detti comportamenti ma che abbia anche come scopo anche quello di rilevare ed individuare ciò che non ha funzionato nella macchina sanitaria regionale o che dalla Regione e/o dai singoli comuni doveva essere monitorata al di là dell‘esistenza o meno di comportamenti penalmente rilevanti e questo sia nei confronti delle RSA , delle strutture ospedaliere che delle CRC convenzionate o meno con il SSN.

A tal fine i comitati inizieranno nei prossimi giorni un giro di incontri con tutti i gruppi regionali presenti in consiglio regionale che si renderanno disponibili a riceverli per capire come questi si pongono rispetto a questa precisa richiesta di istituire all’interno del Consiglio Regionale una commissione di inchiesta su quanto accaduto ed anche sulle modalità di funzionamento di tale eventuale commissione di inchiesta. Non si può infatti tentare di superare questa ferita che ha riguardato migliaia di nuclei familiari senza fare piena luce su quanto accaduto e questo non è un compito demandato alla sola magistratura ma anche alla politica

I COMITATI FAMILIARI VITTIME COVID DELL’EMILIA ROMAGNA

CODACONS EMILIA ROMAGNA  

Il CODACONS ha assistito un proprio associato, il quale aveva fatto domanda, diversi mesi or sono, di poter avere l’elenco completo di tuti gli azionisti della Banca Popolare e di Bari  al fine di proporre loro di agire in via collettiva contro gli ex dirigenti della Banca nonché di costituirsi sempre in via collettiva  nel procedimento penale che vedeva questi ultimi indagati di reati ai danni di tutti gli azionisti si è dovuto rivolgere al Tribunale Civile di Bari per vedere rispettato tale diritto contro il diniego opposto dalla banca.

La Banca, infatti in un primo momento provvedeva quindi a fornire detto elenco ma privo degli indirizzi dei singoli azionisti impedendo di fatto all’associato CODACONS  di svolgere quella attività informativa e di proposta di azione collettiva nei confronti di tuti gli altri azionisti motivando tale sua scelta in base al rispetto della alla normativa sulla privacy

In realtà com’è noto il Garante della Privacy si è più volte espresso ( e questo la banca non poteva non saperlo) affermando che il diritto del singolo azionista di potersi rapportare a tuti gli altri soci della banca prevale sul diritto alla privacy inteso come diritto ad ottenere tutti gli estremi di contatto degli altri azionisti.

Ne è derivato che il Tribunale di Bari non ha potuto fare altro che emettere decreto ingiuntivo contro la banca ordinando a quest’ultima di provvedere ad inoltrare al socio, che ne aveva fatto regolare richiesta, l’elenco di tutti gli altri azionisti con i relativi dati di contatto.

Il comportamento tenuto dalla banca anche in questa circostanza denota la mancanza di trasparenza e collaborazione con i singoli azionisti nel tentativo di indurli ad accettare un mero indennizzo invece che il dovuto risarcimento danni integrale in sede penale o civile.

Con l’occasione il CODACONS  informa tutti gli azionisti, a cui non  ha potuto scrivere a causa dell’illegittimo comportamento ostruzionistico della banca condannata dal Tribunale di Bari anche al pagamento delle spese di procedura monitoria, che coloro che volessero tentare di ottenere l’intero danno subito con la perdita di valore delle azioni della banca e che non hanno fatto in tempo ad inviare al Codacons la procura per costituirsi parte civile nel processo che inizierà il 16 luglio avanti al Tribunale Penale di Bari lo potranno ancora fare o in sede penale o civile  nelle occasioni che verranno segnalate nei prossimi mesi dal CODACONS a patto che nel frattempo non accettino l’indennizzo proposto dalla banca in quanto tale accettazione preclude la possibilità di agire per ottenere l’intero danno subito.          

Vice Presidente Nazionale CODACONS

Avv. Bruno Barbieri 

051 380540