Comunicati Stampa

LA PARITA’ DEI DIRITTI TRA CITTADINO E STATO

by Redazione on

Come associazione consumatori CODACONS segnaliamo un fatto accaduto di recente; trattasi della contestazione di violazione al codice della strada elevata a carico di una signora che circolava con auto ritenuta sprovvista di copertura assicurativa.

            La storia è semplice. La targa della sua auto era poco leggibile; per scrupolo, eccesso di zelo e senso civico, la malcapitata si rivolgeva alla Motorizzazione Civile per rifare la targa.

La Motorizzazione, in virtù delle nuove norme, non rifaceva la targa, ma la cambiava completamente con un nuovo numero: costo € 253,00 agenzia compresa.

            Sul libretto di circolazione veniva annotato sia il numero della nuova targa che di quella vecchia.

            Ora ci si chiede: una targa deve avere una lunga durata, se col tempo è poco leggibile vuol dire che era difettosa, se era difettosa perché deve pagarla il cittadino?

E perché deve costare € 253,00 un semplice pezzo di plastica catarifrangente? Qual è la ditta che ha l’appalto delle targhe? a che prezzo?

La disavventura della nostra malcapitata non finisce qui!

Viene fermata, anzi rincorsa dall’auto dei Vigili Urbani di Rimini, i quali la controllano e le contestano la mancanza di copertura assicurativa.

La signora, in perfetta buona fede, faceva presente di essere regolarmente assicurata, esibendo la relativa polizza recante la vecchia targa riportata sul libretto. Le Vigilesse, pur costatando quanto sopra, hanno ritenuto che non vi fosse la copertura assicurativa ed hanno elevato infrazione per € 868,00 con 5 punti di decurtazione sulla patente. Fortunatamente non hanno proceduto al sequestro dell’auto

perché l’agente assicurativo della signora ha provveduto immediatamente ad aggiornare la polizza con la nuova targa.

Socrate ha lasciato detto che le leggi vanno rispettate, ma ogni legge diventa ingiustizia se non applicata con il buon senso.

L’infrazione è ingiusta poiché l’auto doveva ritenersi assicurata a tutti gli effetti.

La legge sull’assicurazione prevede che deve essere assicurato il veicolo, non la targa.

La questione è ora al vaglio del Giudice di Pace.

Come associazione in difesa dei diritti delle persone, riteniamo che il cittadino meriti rispetto ed attenzione.

Il verbale di contestazione elevato ha procurato non pochi danni alla malcapitata signora, che oltre ad essere stata bloccata per quasi due ore del suo tempo, si è vista appioppare una multa di € 868,00, la decurtazione di 5 punti della patente di guida, con il rischio del fermo del veicolo e di pagare le spese di trasporto.

Ora dovrà sobbarcarsi anche le spese per l’opposizione.

Con l’attuale crisi economica e sanitaria la somma di € 868,00 incide pesantemente sul bilancio familiare.

Alcuni cittadini ci hanno segnalato che spesso sono costretti a pagare “multe” non giuste poiché la spesa per proporre l’opposizione supera l’importo della sanzione. Se anche fanno opposizione, i giudici di pace, anche se danno ragione, quasi mai condannano l’amministrazione al rimborso delle spese.

Una simile situazione sfocia in una vera e propria ingiustizia.

Mettere una specie di “tassa”, spesso superiore alla sanzione irrorata, per poter adire la Giustizia equivale a negarla.

In uno stato democratico e di diritto ciò non può passare sotto silenzio.

La compensazione delle spese di causa, pur prevista dal codice, applicata in senso generalista comporta una sorta di immunità della Pubblica Amministrazione anche quando è poca attenta e poco rispettosa dei diritti del cittadino. Ciò è in violazione dell’art. 97 della Costituzione: “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e

l’imparzialità dell’amministrazione”, nonché dell’art. 98: “I pubblici impiegati sono a servizio esclusivo della nazione”. Questo principio, purtroppo, è poco rispettato.

Il Codacons vigilerà a che il cittadino venga trattato con responsabilità e buon senso nel rispetto paritario delle leggi.

Si vuole qui apprezzare tutte le Forze dell’Ordine per l’opera svolta e che stanno svolgendo per far rispettare le regole comportamentali in questo secondo periodo di Covid, avendo sempre dimostrato professionalità, responsabilità, cortesia e buon senso.

Il Vice Presidente Nazionale                                                                                    Il Vice Presidente Regionale aggiunto

     Avv. Bruno Barbieri                                                                                                  Avv. Angelo Raffaele Beatrice

C’è tempo fino al 21 gennaio per partecipare all’azione promossa dal Codacons nei confronti degli ex amministratori della Banca Popolare di Bari che hanno contribuito a causare il dissesto della banca e a mandare in fumo i risparmi dei piccoli azionisti. 

Si è aperto, infatti,  a Bari, un nuovo filone del procedimento penale a carico di alcuni ex dirigenti BPB per i reati di false comunicazioni sociali, falso in prospetto, falso in bilancio e ostacolo alle attività di vigilanza, la cui prima udienza si svolgerà il prossimo 28 gennaio. 

In occasione della prima udienza, tutti gli azionisti potranno presentare la propria costituzione di parte civile: sia coloro che non hanno partecipato al primo procedimento sia coloro che già si sono costituiti, non potendo sapere oggi quale dei due giudizi si concluderà con una condanna e quindi con il risarcimento dei danni.

Il Codacons, che già assiste centinaia di azionisti BPB, è pronto ad assistere anche chi vorrà partecipare a questo secondo procedimento per chiedere il risarcimento del danno subito a causa della perdita di valore delle proprie azioni, oltre al danno morale pari a 10.000 euro ciascuno. 

Per partecipare all’azione con il Codacons si può andare sul sito dell’Associazione alla pagina dedicata: https://codacons.it/banca-popolare-di-bari-secondo-procedimento-penale/ 

Il termine per aderire all’azione è il 21 gennaio 2021. 

Cosa c’entrano queste immagini con gli alberi?
I ns associati di Molinella lo avranno già capito. Su loro segnalazione, infatti, intervenimmo durante gli abbattimenti degli alberi di Via Andrea Costa. Fu il Prof. Zechini d’Aulerio a effettuare la perizia su TUTTI su tutti i Tigli e a verificare che a rischio caduta erano pochi, e nemmeno tanto a rischio.
Il Comune procedette lo stesso con l’abbattimento totale degli alberi in tutto il viale. Il tutto avvenne così in fretta che il ricorso al tar, presentato immediatamente dal Codacons nella figura dell’avv. Bruno Barbieri, non riuscì ad arrivare in tempo utile per essere accettato.
Alla riapertura degli uffici Codacons, post festività natalizie, ecco il pacco regalo ricevuto dal Sindaco di Molinella: un tronchetto d’albero lavorato a cubo forse realizzato con il legno di quei tigli abbattuti.
Lo dobbiamo interpretare come un impegno del Comune ad essere più green, o uno scherno per dire “fate come vi pare, tanto noi abbattiamo”?
Noi un’idea ce la saremmo fatta… ma al tempo stesso dobbiamo dare atto che questa mattina il Sindaco Ha contattato l’avvocato Bruno Barbieri rassicurandolo del fatto che quel tronchetto di legno è stato inviato anche ad altre Associazioni. L’Avvocato Barbieri, Codacons, ne ha preso atto ma ha chiesto con l’occasione, da parte del sindaco l’impegno ad essere informato per tempo al fine di aprire un confronto con il Comune qualora in futuro verranno pianificati interventi sul verde pubblico in particolare sugli abbattimenti di alberi o singoli esemplari di pregio ed il Sindaco ha assunto questo impegno.

Il gesto, da parte del Sindaco di Molinella è comunque stato di cattivo gusto per cui gli consigliamo vivamente speriamo che nelle prossime occasioni prima di inviare un omaggio di questo tipo di fare mente locale al significato anche simbolico di ciò che sta facendo.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri 

Comunicato Stampan – Vicenda Landri

COMUNICATO STAMPA

Parma,  8 gennaio 2021

I CLIENTI TRUFFATI DALLA PROMOTRICE FINANZIARIA DI BANCA FIDEURAM – SANPAOLO CHE OPERAVA A FIDENZA PRENDONO ATTO CHE LA BANCA TRADISCE NUOVAMENTE LE LORO LEGITTIME ASPETTATIVE FACENDO UNA REPENTINA ED INGIUSTIFICATA MARCIA INDIETRO DOPO UN ANNO DI TRATTATIVE GIUNTE SOSTANZIALMENTE AL TERMINE  

Purtroppo dopo quasi un anno di confronto leale sui numeri tra i legali ed i consulenti tecnici di oltre 40 clienti di Banca Fideuram associati al CODACONS ed i legali della  Banca, volto a definire in via bonaria la vicenda come si è soliti fare in queste circostanze per non oberare inutilmente il Tribunale quando non ci sono dubbi sullo svolgimento dei fatti a danno dei clienti della banca, il neo CDA  di Banca Fideuram insediatosi  a metà settembre 2020, ha deciso quando oramai si erano definite le somme risarcitorie per ogni truffato con un cambio repentino ed ingiustificato di atteggiamento legato a problemi interni alla banca ed ha comunicato che la banca non intende di fatto considerare danneggiati tutti coloro che hanno ricevuto rendicontazioni false volendo limitare i ristori a chi ha avuto sottratte delle somme senza riconoscere neppure a questi ultimi alcunché a titolo risarcitorio.

Si tratta di un approccio che fa a pugni con il diritto e che disconosce l’esistenza nella definizione e determinazione del danno patrimoniale non solo del danno emergente ma anche del lucro cessante che rappresenta l’A B C in termini di nozioni giuridiche ai primi anni della facoltà (oggi definite scuole) di Giurisprudenza.

Non possiamo che prendere atto di questo approccio e non volendo perdere ulteriore tempo ai truffati in qualità di legali stiano raccogliendo i mandati per attivare le azioni civili risarcitorie contro la promotrice finanziaria Antonella Lambri ma soprattutto contro la banca il cui ultimo atteggiamento tenuto dopo un anno di serrato confronto, non potrà non essere non tenuto in considerazione dal Tribunale anche in termini entità di condanna alle spese legali a carico della banca.   

Fatto ancor più grave se consideriamo che detto cambio repentino ed immotivato di rotta della banca  si sta verificando in un particolare periodo di crisi finanziaria, dove molti truffati contavano su risparmi dichiarati e ribaditi in ogni comunicazione rilasciata su carta intestata della banca dalla promotrice finanziaria e dove non vi era alcun sentore di una truffa visto e considerato che la stessa promotrice dimostratasi poi infedele ai propri obblighi rispetto ai clienti ed alla banca,  sino a poco prima di essere scoperta organizzava feste, eventi ed ogni buon sorta di promozione del suo operato con invitati d’eccellenza e con il pieno appoggio dell’istituto stesso, quando la banca invece che finanziare detti aventi avrebbe dovuto investire dette somme  per garantire i risparmi e la tranquillità dei propri clienti rispettando anche la finalità sociale che la stessa ricopre a favore di famiglie, imprese o altri intermediari.

La risposta della banca ai risparmiatori rimasti truffati, dopo aver dimostrato tutte le lacune di Sanpaolo  Invest- Banca Fideuram in termini di controllo dell’operato della propria promotrice di cui invece tesseva continuamente le lodi è stata del tutto deludente ed opposta alle legittime aspettative dei clienti, ossia, in buona sostanza Banca Fideuram si rapporta in buona sostanza questi termini, caro cliente se sei stato truffato dalla mia promotrice finanziaria sono problemi tuoi dovevi stare più attento e dopo un anno di attesa di trattativa con un cambio repentino di rotta io mi limiterò a rimborsarti le somme sottratte o/e se non hai avuto somme sottratte o perdite finanziarie noi non ti riconosco nulla, anche se da un giorno all’altro hai visto ridotto il tuo patrimonio di oltre 2 terzi rispetto a quanto dichiarato dalla nostra promotrice in uno dei miei tanti eventi commemorativi che esaltavano la sua lungimiranza e ti dovrai accontentare di una pacca sulla spalla.

Non potendo ovviamente essere questa una tesi condivisa dai Tribunali verranno attivati i singoli procedimenti civili in attesa della comunicazione di fine indagini che riteniamo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma dovrebbe depositare a breve, stante il lungo periodo di tempo trascorso dalla data dei fatti ad oggi, ed il numero rilevante di persone coinvolte in detta truffa, l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio con la conseguente possibilità di costituirsi parte civile in detto procedimento penale per tutti i truffati, nei confronti della sig.ra Antonella Lambri, ed a titolo risarcitorio contro la banca per cui la stessa lavorava, si procederà in ogni caso da subito nel frattempo con la notifica dei singoli atti citazione in sede civile.

Avv. Bruno Barbieri         

Il Tribunale di Bologna nel decidere una controversia tra un cliente di un istituto di credito che vantava nei confronti dell’associato CODACONS un credito di € 51.862,32 per aver pagato un assegno da quest’ultimo emesso molti anni prima e nonostante il cliente avesse chiuso da più di dieci anni proprio conto corrente su cui detto assegno era stato tratto, ha dato ragione al cliente revocando il decreto ingiuntivo ottenuto in prima battuta dall’istituto di credito.

Il principio sancito dal Tribunale è che se la banca erroneamente paga per un suo errore un assegno che poteva protestare non può rivalersi sul correntista. 

In particolare la banca in giudizio sosteneva che, se pur vero che al momento della presentazione all’incasso presso l’istituto negoziatorie Bancapulia spa, il c/c ………….era stato chiuso, era altrettanto vero che esisteva presso la banca trattaria (allora Carisbo spa), un altro c/c intestato a l’opponente, sul quale era giacente una provvista disponibile, e poiché l’ordine al trattario di pagamento di un assegno bancario prescinde dall’indicazione di uno specifico c/c, la banca, dopo aver vanamente tentato di contattare il traente per avere informazioni sull’emissione dell’assegno, per evitare al cliente di subire il protesto e le sanzioni amministrative e accessorie, provvedeva al pagamento. A ciò si aggiungeva che l’opponente con la chiusura del c/c suddetto, si era impegnato a tenere manlevata la banca da qualsiasi responsabilità potesse derivare dalla mancata restituzione di una serie di assegni tra i quali appunto quello in giudizio.

In realtà in atti emergeva la confessione scritta della banca circa il fatto che il pagamento non era avvenuto per evitare di protestare l’assegno ma per un errore della Banca avendo l’Istituto trattario addebitato il pagamento ad un proprio disguido informatico ed all’impossibilità di fare altrimenti in quanto la comunicazione di mancato pagamento alla Banca negoziatrice “per un mero disguido interno ……. Omissis….. veniva considerata tardiva e pertanto la Banca negoziatrice si avvaleva della presunzione di avvenuto pagamento dell’assegno e provvedeva a riaddebitare l’importo a Carisbo. Infatti, gli accordi interbancari che regolano i termini per la comunicazione e la restituzione degli assegni impagati prevedono che, una volta decorsi detti termini (ovvero entro il secondo giorno lavorativo successivo alla data di presentazione, corrispondente al pervenimento del flusso per gli assegni in check truncation o al passaggio in stanza di compensazione), scatta la presunzione “assoluta” di avvenuto pagamento dell’assegno”.

Da ciò secondo il Tribunale di Bologna Terza Sezione ( sentenza n. 1790/2020 G.U. Dott. dott. Pietro Iovino) discende l’oggettiva irrilevanza dell’assunzione di garanzia da parte del correntista all’atto della chiusura del conto (cfr. doc. 6 banca), che non può di certo spingersi a coprire la suddetta responsabilità, atteso che la manleva de qua non può certo riferirsi ad azioni errate commesse dal trattario, in quanto la “qualsiasi responsabilità che potesse derivarle dalla mancata restituzione degli stessi”, id est di alcuni assegni tra i quali quello oggetto di causa, non può spingersi a coprire comportamenti inadempienti imputabili esclusivamente alla trattaria medesima, la quale in virtù delle regole proprio al mandato, tale qualificandosi il rapporto alla base della convenzione di cheque, ha il dovere di agire con correttezza e in buona fede ed in modo da preservare le ragioni del mandanteL’aver pagato un assegno tratto su conto estinto ben dieci anni prima, quindi, in evidente assenza della convenzione di cheque necessaria ai sensi dell’art. 3 L. Assegni, venuta meno con la chiusura del conto sul quale poggiavano gli assegni, pur a tutto concedere alla difesa della banca, costituisce un’azione riconducibile unicamente a grave negligenza del trattario. Ciò in quanto questi non ha tempestivamente comunicato l’impagato, discendente automaticamente dalla chiusura del conto, la quale chiusura comporta in automatico la revoca dell’autorizzazione ad emettere assegni ed ovviamente l’assenza di provvista, ed è così rimasto vincolato al proprio colpevole ritardo. Ciò integra inadempimento della banca, che elide ogni rilievo all’antecedente inadempimento del traente per non aver restituito tutti i moduli di assegno. A parere del Tribunale di Bologna, il grave inadempimento della banca trattaria esclude altresì ogni rilievo anche all’evidente inadempimento/responsabilità del correntista traente, in applicazione della regola aurea posta sotto il profilo causale e soggettivo del concorso colposo dagli artt. 1223 e 1227 cc, in quanto la banca aveva il potere ed il dovere di rifiutare il pagamento, cosa che non ha potuto fare proprio a cagione del ritardo in cui è incorsa, ritardo che da un punto di vista causale sterilizza il comportamento colpevole del traente, che così costituisce antecedente causale ininfluente, perché, si ribadisce, la banca aveva il potere dovere di far protestare l’assegno, in quanto il conto risultava chiuso, e colpevolmente non lo ha fatto.

Il Tribunale di Bologna pertanto condannava l’opposta banca alla rifusione delle spese di lite che liquida a favore dell’opponente in complessivi €. 301,00 per spese ed € 6.000,00 per compensi, oltre al 15% per le spese forfettarie, oltre IVA e CPA se dovuti e nelle aliquote legali.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri    

Il TAR dell’Emilia Romagna sede di Bologna  ha deciso con sentenza n.643/2020 una controversia tra un appartenente alla Polizia di Stato e la Questura di Bologna nata a seguito del diniego opposto ad un ispettore della Polizia di Stato di poter usufruire dei permessi giornalieri durante il primo anno di vita del figlio diniego basato sul fatto che la mamma del figlio non svolgeva nello stesso periodo un lavoro come dipendente o lavoratrice autonoma ma svolgeva le mansioni di casalinga.

Il TAR accogliendo la tesi dei legali del CODACONS secondo cui l’art. 40 del d. lgs. n° 151 del 2001 stabilisce che il beneficio è riconosciuto nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente, quale è il caso di specie (madre casalinga) per il periodo dal 2 gennaio 2017 al 31 gennaio 2017.

Questa sentenza da un ulteriore riconoscimento importante al lavoro delle donne come casalinghe contro la tesi secondo cui la mamma addetta ai lavori di casalinga avrebbe tutti il tempo necessario per  accudire nel migliore dei modi anche il figlio durante il  primo anno di età di quest’ultimo. 

Essendo che alla data della sentenza era già decorso l’anno di età del minore odierna e così decorso l’anno in cui i benefici possono essere concessi, il TAR ha deciso che era necessario procedere, come richiesto da parte ricorrente, alla monetizzazione del danno patito ai sensi dell’art. 1226 del cod. civ., secondo cui se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa nella misura di euro 1.000 essendo stato negato tale permesso al padre per un periodo di circa un mese nel gennaio del 2017.

Questa pronuncia di segno progressista fa giustizia di chi invece vorrebbe disconoscere il diritto del padre ad usufruire dei permessi giornalieri per accudire il figlio sul disconoscimento di fatto che l’attività delle donne casalinghe sia un vero e proprio lavoro.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri          

Bologna 11 settembre 2020

La Regione continua a segretare parte della documentazione 

I familiari e gli operatori si incontrano a Bologna il 14 settembre 2020

Nonostante le famose promesse dell’assessore Donini secondo cui le lagnanze del Codacons e dei familiari circa la mancanza di trasparenza sull’operato della Regione erano infondate e che l’ente avrebbe fornito tutti i documenti richiesti a distanza di un mese non si sono realizzate. In realtà la risposta appena giunta all’istanza di accesso riguarda solo il 50% delle richieste mentre sul restante 50% a distanza di oltre sei mesi dai fatti resta il buio. La si può chiamare segretazione o inadempimento ma, sta di fatto che ad oggi la promessa di Donini si e sciolta come neve al vento. Ciò nonostante, vogliamo ancora dare credito a quella promessa ed attendiamo, seppur in ritardo, l’integrazione documentale mancante ancora per una settimana, poi si potrà dire che è in atto una vera e propria segretazione di fatto di cui si dovrà occupare la Magistratura per discutere di questo e per confrontarci con operatori sanitari e parenti di contagiati e di attuali ricoverati in RSA e CRA, il Codacons ed i comitati famigliari vittime covid hanno indetto per lunedì 14 settembre alle ore 18 presso la sala Centro Fiori ospiti del centro civico Michelini, Via Gorki n.16, ospiti del quartiere Navile di Bologna, un’assemblea per decidere che strategia seguire per giungere alla verità su centinaia di morti dentro le RSA e CRA e CRC per covid.

 
Comitati familiari vittime Covid Emilia Romagna
Presidente CODACONS Emilia Romagna
Avv. Bruno Barbieri

Nonostante in queste ultima giornate il numero tamponi processati e fatti sia aumentato, anche se sempre al di sotto dei reclamizzati 15.000 pezzi ( tra tamponi e test sierologici ), la macchina sanitaria regionale non si dimostra ancora all’altezza della situazione in quanto per fare un tampone occorre oggi occorre iscriversi ad una lista di attesa di circa una settimana  e poi attendere a tampone fatto almeno altri 5 o 6 giorni per aver l’esito dell’analisi.

E’ del tutto evidente che quasi due settimane di attesa complessiva per concludere questo iter volto ad evitare il rischio di infettare altre persone dal rientro dall’estero o da parte di chi ha avuto o teme di aver avuto contatti con persone positive o prossime a persone positive  equivale quasi alla durata della quarantena che molti non si posso permettere di fare. E’ necessario pertanto che la Regione ed il servizio sanitario regionale mettano subito in piedi una macchina che sia in grado  di processare i singoli tamponi in 48 ore riducendo da subito detta tempistica a non più di sette giorni complessivi tenuto conto che a breve riapriranno le scuole con tutti i possibili effetti a catena che questo potrebbe comportare in termini di numero di contagi.    

Sono trascorsi tre mesi tutto sommato migliori dei precedenti per numero di contagi per prepararsi ed essere operativi ed efficienti a settembre per cui ci si poteva legittimamente aspettare che tutto fosse in tal senso già operativo in termini di numero di analisi da effettuare e processare  ma così non è stato.

Stando così le cose la misura volta a domandare ai ragazzi che andranno a scuola se sono essi stessi positivi o se hanno avuto contatti con altre persone positive non potrà essere efficace se restano in circolazione così tante persone in attesa di tampone o del risultato al tampone.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri   

In questi giorni abbiamo sentito di tutto sul tema scuola tanto da domandarci ancora una volta se siamo in un paese con una dirigenza in grado di svolgere il proprio lavoro o in una repubblica delle banane.

Sta passando ultimamente una pericolosa linea di deresponsabilizzazione su tutti i fronti  a partire da una deresponsabilizzazione erariale per i dirigenti pubblici prevista dal Decreto legge 16 luglio 2020 n.76 con cui si limitano gli spazi di indagine della Corte dei Conti per i pregiudizi economici e finanziari patiti dai pubblici bilanci aprendo in questo modo una sorta di periodo di assalto alla diligenza in un Paese in cui la corruttela e la negligenza sono all’ordine del giorno come ci raccontano centinaia di film anche comici e non che si sono occupati del nostro storico malcostume.

Ora la medesima linea di deresponsabilizzazione la si vuole imporre anche in ambito scolastico partendo dalla scelta di non prendere atto che a fronte di una situazione eccezionale come quella della pandemia Covid 19 occorre prendere misure eccezionali anche nell’ambito scolastico, imponendo in questo caso come obbligatorio l’effettuazione di tamponi e test sierologici al personale docente e tecnico della scuola  alla quale noi tutti affidiamo i nostri figli nella speranza di  vederceli tornare a casa sani oltre che istruiti.

I partiti politici hanno timore di chiedere questa misura perché impopolare nel corpo docente e presso i dirigenti scolastici che formano un folto numero di elettori ma il CODACONS Emilia Romagna, che è libero da tali timori, la chiede al Presidente della Regione che al Governo, ai singoli provveditorati, agli studi ed ai Presidi dei singoli istituti scolastici.

La scuola non può essere deresponsabilizzata in quanto i genitori affidano i propri figli ad un ente a cui chiedono conto in termini non solo di attività di insegnamento ma anche di sicurezza per cui non solo i tamponi ed i test sierologici dovrebbero essere obbligatori per gli insegnanti ma anche la presa della temperatura all’ingresso della scuola dovrebbe essere un attività deputata al personale tecnico della scuola in quanto io come genitore conto sulla responsabilità della scuola a cui affido i miei figli e non sul buonsenso e senso civico degli altri genitori che misurano la febbre ai ragazzi prima di farli uscire di casa.

E da ultimo la questione dei banchi con le rotelle è davvero oltre che risibile pericolosa e specchio di un Italia che da sempre trascura l’istruzione e la ricerca. Per anni ed ancora oggi i due terzi degli istituti scolastici non è munito di certificazione antisismica e spesso le lezioni si tengono dentro aule troppo piccole o fatiscenti ma ciò nonostante nulla è stato fatto per decenni e poi all’improvviso si sono trovati una quantità enorme di milioni di euro per acquistare banchi con le rotelle che oltre a poter servire per svolgere dei veri e propri tornei tra ragazzi di banco scontri nelle scuole durante le pause di ricreazione non sono per dimensioni per nulla  funzionali agli spazi necessari al singolo alunno e soprattutto non possono garantire alcun valido scudo protettivo in caso di calamità naturali come i terremoti (questo vale per i nuovi banchi solo con il poggia libro da conferenza).

Una volta si insegnava durante le esercitazioni anti sismiche nelle scuole come prima cosa di rifugiarsi sotto i banchi adesso cosa si dirà ai ragazzi di correre tutti e 25 a ripararsi tutti sotto la cattedra dell’insegnante???

In Emila Romagna dove abbiamo toccato con mano gli effetti del terremoto appare quanto mai dubbia questa scelta ed in ogni caso sin da ora il CODACONS mette in luce, qualora si dovessero verificare casi di contagio con conseguente ricovero o morte degli alunni, le conseguenze a carico di coloro che hanno assunto le sopra contestate decisioni. E’ ovvio che a quel punto saranno i Magistrati a decidere se quelle norme sono o meno costituzionalmente legittime e se costituiscono un valido scudo deresponsabilizzante sia in ambito civile che penale nei confronti dei dirigenti scolastici e di chi quelle leggi ed atti ammnistrativi ha approvato.

A tal proposito si invitano i dirigenti scolastici a verificare se le polizze assicurative dei singoli istituti scolastici garantiscano copertura per tutto quanto potrebbe accadere per i motivi sopra elencati.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri    

Il Codacons ironizza sulla richiesta di accesso ai bilanci dell’Associazione, notificata alla stessa dal Ministero dello Sviluppo Economico e avanzata dal signor Enrico Sama (PD) del Comune di Bagnocavallo. A quanto pare, infatti, Carlo Calenda – che da settimane insiste a chiedere visione dei bilanci del Codacons, svelando ai cittadini italiani che da Ministro non sapeva neanche di averli a disposizione nei suoi stessi uffici – ha fatto chiedere i bilanci dell’Associazione direttamente al MISE e per tramite dell’assessore di un piccolo Comune, nominalmente del PD ma molto attivo sui social network proprio in difesa.. Dello stesso Calenda!
Insomma, una clamorosa gaffe. Calenda – che ora pontifica sul web ma non dice mai che nel 2018 lasciò ben 162 tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo Economico, con 180mila lavoratori abbandonati a sé stessi, e sotto il cui dicastero decollarono (+37%) i dati sui posti di lavoro a rischio – non ricordava, infatti, che la documentazione idonea  a comprovare il mantenimento del possesso dei requisiti previsti dall’art. 137 del Codice del Consumo prevede proprio l’invio del necessario bilancio definitivo approvato.
Invio che avviene allo stesso Ministero che Calenda, sfortunatamente per i cittadini, si trovò a guidare.
Lo stesso Calenda, evidentemente, si vergogna di riconoscere questa evidenza: e allora ecco materializzarsi un suo fan di Twitter, il sig. Sama appunto, a chiederne copia. L’Associazione invierà al sig. Sama copia dei bilanci tanto desirati: anche se sembra strano che gli unici d’interesse per l’assessore di Bagnocavallo, tra tutte le Associazioni dei consumatori, siano quelli del Codacons. Degli altri, evidentemente, non importa granché: elemento, questo, che fa molto riflettere sull’intera vicenda. L’Associazione, in ogni modo, chiede la stessa trasparenza. E allora, si aspetta dal sig. Sama o da altri, informazioni e motivazioni dei contributi di singoli e società nei confronti di “Azione”: solo qualche giorno fa, infatti, “Il Fatto Quotidiano” ha evidenziato come le casse del partito siano continuamente rifocillate da donazioni a quattro o cinque zeri. L’ultima, a quanto risulta, arrivata dalla Fondazione Giovanni Arvedi: 100mila euro regalati a giugno da uno dei più grandi gruppi siderurgici italiani. Sarebbe il caso, proprio in un’ottica di trasparenza reciproca, di conoscere ragioni e natura dei tanti contributi arrivati da diversi esponenti del gotha economico nazionale: un sostegno davvero notevole e inatteso, per un partito che i sondaggi accreditano al 3%.
L’Associazione, comunque, non si limiterà a inviare i propri bilanci. Farà ancora di più: inviterà il sig. Sama nei suoi studi di registrazione, per un’intervista dal vivo e un confronto leale e trasparente. Argomento della chiacchierata: le prospettive future del partitino sorto intorno all’enfant prodige Carlo Calenda, ultimamente al centro della bufera mediatica per gli articoli de “Il Fatto Quotidiano” su finanziatori e follower fittizi.

Il Codacons ha raccolto la lista dei contributi ricevuto da “Azione” all’indirizzo: https://bit.ly/2YIJkT2.