Comunicati Stampa

Il Codacons ironizza sulla richiesta di accesso ai bilanci dell’Associazione, notificata alla stessa dal Ministero dello Sviluppo Economico e avanzata dal signor Enrico Sama (PD) del Comune di Bagnocavallo. A quanto pare, infatti, Carlo Calenda – che da settimane insiste a chiedere visione dei bilanci del Codacons, svelando ai cittadini italiani che da Ministro non sapeva neanche di averli a disposizione nei suoi stessi uffici – ha fatto chiedere i bilanci dell’Associazione direttamente al MISE e per tramite dell’assessore di un piccolo Comune, nominalmente del PD ma molto attivo sui social network proprio in difesa.. Dello stesso Calenda!
Insomma, una clamorosa gaffe. Calenda – che ora pontifica sul web ma non dice mai che nel 2018 lasciò ben 162 tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo Economico, con 180mila lavoratori abbandonati a sé stessi, e sotto il cui dicastero decollarono (+37%) i dati sui posti di lavoro a rischio – non ricordava, infatti, che la documentazione idonea  a comprovare il mantenimento del possesso dei requisiti previsti dall’art. 137 del Codice del Consumo prevede proprio l’invio del necessario bilancio definitivo approvato.
Invio che avviene allo stesso Ministero che Calenda, sfortunatamente per i cittadini, si trovò a guidare.
Lo stesso Calenda, evidentemente, si vergogna di riconoscere questa evidenza: e allora ecco materializzarsi un suo fan di Twitter, il sig. Sama appunto, a chiederne copia. L’Associazione invierà al sig. Sama copia dei bilanci tanto desirati: anche se sembra strano che gli unici d’interesse per l’assessore di Bagnocavallo, tra tutte le Associazioni dei consumatori, siano quelli del Codacons. Degli altri, evidentemente, non importa granché: elemento, questo, che fa molto riflettere sull’intera vicenda. L’Associazione, in ogni modo, chiede la stessa trasparenza. E allora, si aspetta dal sig. Sama o da altri, informazioni e motivazioni dei contributi di singoli e società nei confronti di “Azione”: solo qualche giorno fa, infatti, “Il Fatto Quotidiano” ha evidenziato come le casse del partito siano continuamente rifocillate da donazioni a quattro o cinque zeri. L’ultima, a quanto risulta, arrivata dalla Fondazione Giovanni Arvedi: 100mila euro regalati a giugno da uno dei più grandi gruppi siderurgici italiani. Sarebbe il caso, proprio in un’ottica di trasparenza reciproca, di conoscere ragioni e natura dei tanti contributi arrivati da diversi esponenti del gotha economico nazionale: un sostegno davvero notevole e inatteso, per un partito che i sondaggi accreditano al 3%.
L’Associazione, comunque, non si limiterà a inviare i propri bilanci. Farà ancora di più: inviterà il sig. Sama nei suoi studi di registrazione, per un’intervista dal vivo e un confronto leale e trasparente. Argomento della chiacchierata: le prospettive future del partitino sorto intorno all’enfant prodige Carlo Calenda, ultimamente al centro della bufera mediatica per gli articoli de “Il Fatto Quotidiano” su finanziatori e follower fittizi.

Il Codacons ha raccolto la lista dei contributi ricevuto da “Azione” all’indirizzo: https://bit.ly/2YIJkT2.

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS Emilia Romagna hanno incontrato nella giornata di ieri la consigliera regionale di Forza Italia Valentina Castaldini a cui hanno illustrato tutte le proprie perplessità e timori circa il comportamento tenuto dalla Regione Emilia Romagna e dal Commissario Venturi in merito alle ispezioni fatte o meno, circa l’operato della C.R.A. e delle R.S.A. dove sono decedute migliaia di persone negli scorsi mesi e dove in alcune di esse si tornano a registrare di nuovo decessi legati al Covid. Non solo. La consigliera è stata informata del fatto che nel corso degli ultimi 30 giorni, in un terzo dei casi il numero dei tamponi effettuati è stato al di sotto delle 6.000 unità in altri 10 casi, al di sotto delle 9.000 unità ed infine soltanto nel terzo restante dei casi, si è superato il numero di 9.000 tamponi. Questi dati sono importanti ed evidenziano che su una capacità dichiarata di 15.000 analisi tra tamponi e test sierologici, soltanto in un terzo circa dei casi la Regione e la ASL regionale hanno effettuato un numero di verifiche superiore alle 10.000 unità complessive, non intercettando dunque un terzo ed, in alcuni casi, i due terzi dei possibili positivi intercettabili, i quali circolano inconsapevolmente nella nostra Regione, infettando altri ignari cittadini. Trattandosi di una scelta organizzativa e non di incapacità a fare un numero adeguato di tamponi, in quanto diversamente non si capirebbe perché in un terzo dei casi le verifiche possono essere fatte in misura superiore alle 10.000 unità arrivando a punte di oltre 11.000 analisi per poi scendere in diversi giorni nell’ultimo mese a soli 3.000 tamponi, il CODACONS ha deciso di depositare nuovi esposti presso le Procure della Repubblica della Regione Emilia Romagna, per verificare se tale comportamento possa essere considerato in futuro concausa generatrice di parte dei nuovi contagi. Detto questo, in un’ ottica di critica costruttiva, il CODACONS ed i Comitati Familiari Vittime Covid 19 hanno suggerito alla consigliera Castaldini, ma l’invito è esteso a tutti gli altri consiglieri, di chiedere in via di urgenza alla Regione e al Commissario Venturi di provvedere a monitorare con tamponi o almeno test sierologici su base volontaria la presenza di persone positive all’uscita (deflusso) ( oltre che i normali controlli all’ingresso) dalle prove di ammissione alla Facoltà di Veterinaria e di Medicina che si terranno l’1 di settembre 2020 ed il 6 di settembre 2020 presso i padiglioni della Fiera di Bologna dove si registrerà l’afflusso di migliaia di giovani aspiranti matricole. I COMITATI FAMILIARI VITTIME COVID DELL’EMILIA ROMAGNA CODACONS EMILIA ROMAGNA I

O PASSA DAI PROCLAMI AI FATTI OPPURE E’ MEGLIO CHE DONINI e VENTURI  FACCIANO

UN PASSO INDIETRO

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS Emilia Romagna continuano ad essere preoccupati per l’attuale gestione della tutela sanitaria in tema di covid 19 . La  scorsa settimana si è saputo che il sistema sanitario a Parma aveva perso dentro qualche cassetto non uno ma ben 154 morti per covid in quanto  “a seguito di una verifica interna dei dati sui decessi, la Ausl di Parma ha comunicato 154 decessi avvenuti in marzo, aprile e maggio e finora non conteggiati.”

Si tratta di dati che risalgono ai mesi di marzo, aprile e maggio sulla base dei quali gli organi competenti basavano le loro decisioni in tema di tutela sanitaria e di studio delle curve epidemiologiche e soprattutto dell’efficacia delle cure sperimentali adottate sino ad oggi.

Questo fatto implementa ancor di più di dubbi sulla effettiva volontà di trasparenza della Regione Emilia Romagna circa la gestione del fenomeno Covid 19.

Ma ciò che più preoccupa è il basso numero di tamponi che vengono effettuati in Regione rispetto ai proclami fatti da Raffaele Donini quando affermava in data 27 maggio 2020 facendo eco a quanto affermato in data 9 maggio 2020 da Sergio Venturi, quindi oltre due mesi fa, con orgoglio che  la Regione Emilia Romagna era in grado di poter effettuare sino a 10.000 tamponi al giorno a cui andavano sommati altri 5.000 test sierologici.

In realtà se si va a vedere il numero di tamponi effettuati questi variano dai 5.000 al massimo ai 7.000 unità  e a poche migliaia di test sierologici e così dei 15.000 controlli  non c’è traccia non arrivando mai il numero di verifiche nemmeno al numero complessivo  di n.10.000 analisi. Tanto per fare degli esempi basti guardare i numero di analisi del 9 agosto pari a n. 5.413 tamponi, e n. 1.241 test sierologici , il 10 agosto  pari a n. 4.156 tamponi e n. 1.050 i test sierologici, del 15 agosto pari a n.  6.089, a cui si aggiungono anche 1.146 test sierologici, e quelli effettuati il 16 agosto pari a 3800 tamponi e  mille test sierologici.

Raffaele Donini però bisogna dirlo ha affermato che i temponi ed i test andavano fatti solo all’occorrenza ma non comprendiamo a questo punto cosa intenda Donini con all’occorrenza visto e considerato che l’Emilia Romagna ormai ha superato in termini di contagi da tempo il veneto ed equiparato in alcune giornate la Lombardia e questo nonostante un numero così basso di tamponi  e test sierologici.

I comitati ed il CODACONS che non ci volesse un grande lampo di genio per comprendere in termini di prevenzione ed isolamento dei contagiati anche asintomatici che già a partire dal mese di luglio ed a maggior ragione ad agosto era opportuno fare una campagna di monitoraggio con tamponi e test  davanti a tutte le discoteche e in tutte e località rivierasche in convenzione con i titolari dei locali e degli hotel e degli stabilimenti balneari per favorire l’esame volontario con l’ausilio di strutture mobili di prelievo tamponi e test degli utenti di dette strutture (cosa che avrebbe non intimorito i turisti ma certamente rassicurato ) dove il numero di tamponi in questo caso effettuabili sarebbero stati non 15.00 al giorno ma anche il doppio.

Altrettanto ci si domanda come la Regione non abbia ancora inteso assumere misure di contrasto rispetto ai turisti provenienti dalla Francia o da altri Paesi in cui il tassi di contagio sono a dir poco tripli rispetto a quelli italiani.

Il timore e che il basso numero di controlli sia motivato dalla necessità di avere dei numeri di casi positivi contenuti per evitare misure di chiusura delle attività produttive ma se così fosse si tradirebbe il dettato costituzionale che pone il diritto alla salute come primo diritto anteposto anche al diritto al lavoro tant’è che il Legislatore non a caso ha sviluppato la normativa in materia di sicurezza sul posto di lavoro negando in assenza di detta sicurezza la possibilità di svolgere attività produttive.

Detto ciò non resta che sollecitare  Raffaele Donini,  assessore alle politiche per la salute di tramutare immediatamente i proclami in fatti avvertendolo che il covid 19 non va in ferie in agosto né tanto meno durante i week and e che anzi è proprio in questi periodi quando invece il numero di tamponi già insufficiente diminuisce drasticamente fino ad arrivare a poco più di 3.000 unità rispetto alle 10.000 promesse dall’assessore, è quanto mai attivo stante le mille occasioni di raggruppamento sociale che indetti periodi si verificano.

In difetto è bene che l’assessore che il commissario facciano un passo indietro per lasciare posto a chi ai proclami  preferisce i fatti.   

Comitati vittime covid 19

Codacons Emilia Romagna        

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS Emilia Romagna (a cui diversi familiari sono associati in tutta la Regione) hanno continuato ad incontrare dopo i Verdi anche altri gruppi consiliari tra cui Fratelli d’Italia, La lega ed i Grillini. Da tali incontri è emersa un’ importante disponibilità ad affiancarci nella ricerca della verità circa quanto accaduto in questi mesi. Ad oggi sono ancora oltre 4.000 i parenti delle vittime del Covid , tra cui molte decedute in strutture del sistema sanitario o delle RSA e CRA, che attendono di avere delle risposte e soprattutto giustizia. Nel frattempo appare sempre più chiaro, anche nell’ambito delle RSA e delle case di riposo, che non tutte queste strutture si sono trasformate nei mesi scorsi , in luoghi di contagio e di morte. In diverse strutture sparse sul territorio regionale, non solo non si sono registrati decessi, ma neppure dei casi di contagio, dimostrando così che il contagio e la morte non erano fatti ineludibili per chi era ricoverato in dette strutture. La qualità della gestione e l’attenzione dei dirigenti di alcune di queste strutture, ha reso possibile il contagio “zero”, mentre nelle stesse settimane in altre strutture socio assistenziali , i contagi ed i decessi si contavano a decine ed in alcuni casi a centinaia.

E’ necessario quindi che si faccia chiarezza su quanto accaduto ma tale sforzo è reso arduo dal mancato rispetto dei diritti di accesso agli atti presentati  dai singoli cittadini e del rispetto delle prerogative dei consiglieri regionali  e comunali .Costoro infatti si sono visti negare le richieste in termini di risposta alle competenti istituzioni a fronte di richieste di produzione di documenti e di relazioni su quanto accaduto.

In qualche modo a livello regionale e comunale si è registrata nei fatti una sorta di duplicazione  della secretazione applicata in modo illegittimo dal Governo fino a pochi giorni or sono, dai verbali del comitato tecnico scientifico, ai documenti e alle ispezioni prodotti in ambito comunale di azienda sanitaria e di Regione Emilia Romagna.

Non è questa una nostra sensazione quanto piuttosto il riscontro datoci in tal senso dei consiglieri regionali che abbiamo incontrato in queste settimane, che di fatto hanno tutti lamentato lo svuotamento ed il mancato rispetto delle loro prerogative, non vedendosi dare alcun riscontro a tutte le domande di accesso agli atti ed interrogazioni in materia di Covid presentate nei scorsi mesi. Tutto ciò senza che il Presidente  della Regione e la Presidente del Consiglio Regionale siano intervenuti o quanto meno intervenuti in modo risolutivo per ripristinare i diritti dei cittadini e dei consiglieri, senza attendere l’intervento della Magistratura.

Ieri il CODACONS  (e così nei prossimi giorni i comitati dei familiari vittime Covid  e degli anziani ancora ricoverati nelle strutture che ai comitati stanno aderendo ) ha inoltrato alla Regione Emilia Romagna un’ istanza di accesso agli atti ,confidando che venga rispettato nei 30 giorni, il diritto di accesso, chiedendo ai singoli Consiglieri regionali già incontrati di inoltrare analoghe istanze di accesso e promuovere interrogazioni aventi analogo contenuto .

Qui nessuno vuole puntare il dito accusatorio contro qualcuno in particolare, a meno che non vengano violate le regole  del nostro ordinamento democratico.                

I COMITATI FAMILIARI VITTIME COVID DELL’EMILIA ROMAGNA

CODACONS EMILIA ROMAGNA   

Caos oggi al Tribunale penale di Bari, dove si doveva tenere la prima udienza preliminare del processo nei confronti della dirigenza della banca. Oltre 100 avvocati stipati in un’unica stanza, senza nessuna misura anti-covid, e con i difensori costretti a rischiare la salute per garantire la difesa dei propri assistiti.

I legali del Codacons, presenti per depositare le costituzioni di parte civile degli azionisti della banca, hanno subito presentato un esposto e un’istanza al Presidente del Tribunale, denunciando la situazione insostenibile. 

Alla fine il Giudice ha disposto il rinvio dell’udienza preliminare al prossimo 24 settembre.

Si riaprono quindi i termini per presentare la propria costituzione di parte civile: tutti coloro che vogliono aderire all’azione del Codacons possono farlo iscrivendosi alla pagina dedicata all’azione sul sito www.codacons.it, facendo pervenire la documentazione richiesta entro il 10 settembre 2020.

Avv. Bruno Barbieri – Vice Presidente Nazionale Codacons

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS della Regione Emilia Romagna ( a cui diversi familiari sono associati in tutta la Regione) si sono incontrati sabato 11 luglio 2020 per analizzare l’esito dell’incontro tenutosi con la Regione Emilia Romagna nella giornata di venerdì 10 luglio 2020 prendendo atto dell’inidoneità ed insufficienza delle risposte ricevute le quali  sono risultate assolutamente al di sotto delle aspettative tenuto conto dei mesi trascorsi dalla “strage di anziani” verificatasi nelle strutture di ricovero ed assistenza.  

I dirigenti presenti all’incontro non solo non hanno fornito ai familiari alcun elemento utile alle indagini ma hanno candidamente affermato  che di ciò che è accaduto in nelle strutture dove sono deceduti migliaia di anziani nulla sapevano essendosi limitati ad indicare a queste ultime le linee guida da tenere durante la pandemia.

Mentre i familiari hanno consegnato alla Regione un primo dossier contenente elementi di prova delle manchevolezze registrate in diverse strutture dove si sono verificati i decessi per covid, la Regione non ha neppure consegnato ai comitati, come aveva promesso di fare, il documento contenente le linee  guida adottate dal mese di marzo in avanti con l’elenco delle strutture a cui dette linee guida sono state notificate con le date delle singole notifiche.

I comitati dei familiari ed il CODACONS ritengono tale comportamento della regione Emilia Romagna e del servizio sanitario regionale distante anni luce da quello che dovrebbe essere stato l’impegno della Regione nel tentare di comprendere con la massima  celerità quelle che sono state le manchevolezze che  hanno determinato una strage di diverse migliaia di anziani in Emilia Romagna anche la fine di tentare di evitare che tali criticità portino ad un una nuova strage nel caso di un ritorno di ondata di contagi nei prossimi mesi.

I comitati temono che la Regione per non intaccare la propria immagine di sistema sanitario efficente eviti di individuare le mele marce o i vizi di una macchina che ha, si certamente funzionato molto meglio che in altre regioni, ma che non è riuscita ad evitare un così elevato numero di decessi non tutti dovuti all’ineluttabilità legata alla forza e contagiosità del virus.

Lo stupore, quasi candore con cui i dirigenti presenti all’incontro si sono posti di fronte alle prove di ciò che non è andato come doveva all’interno di diverse strutture di ricovero rammostrate dai comitati lascia al quanto attoniti circa l’efficacia dell’attività  ispettiva e di controllo della Regione e del sistema sanitario regionale  anche solo in termini di verifica di qualità del servizio che vada la di là di dato meramente statistico che in quanto tale non può premettere di capire chi ha sbagliato e non permette di individuare le mele marce all’interno di un cesto contenete moltissime mele sane.

Preso atto di ciò i comitati pur non sottraendosi a possibili incontri a tavoli di discussione per tentare di eliminare le gravi criticità rilevate insistono nel chiedere una commissione di inchiesta regionale come unica forma di impegno serio volto a coadiuvare anche il lavoro delle singole Procure della Repubblica chiamate tramite esposti e denunce querele a verificare l’esistenza di comportamenti penalmente rilevanti ed a individuare i responsabili di detti comportamenti ma che abbia anche come scopo anche quello di rilevare ed individuare ciò che non ha funzionato nella macchina sanitaria regionale o che dalla Regione e/o dai singoli comuni doveva essere monitorata al di là dell‘esistenza o meno di comportamenti penalmente rilevanti e questo sia nei confronti delle RSA , delle strutture ospedaliere che delle CRC convenzionate o meno con il SSN.

A tal fine i comitati inizieranno nei prossimi giorni un giro di incontri con tutti i gruppi regionali presenti in consiglio regionale che si renderanno disponibili a riceverli per capire come questi si pongono rispetto a questa precisa richiesta di istituire all’interno del Consiglio Regionale una commissione di inchiesta su quanto accaduto ed anche sulle modalità di funzionamento di tale eventuale commissione di inchiesta. Non si può infatti tentare di superare questa ferita che ha riguardato migliaia di nuclei familiari senza fare piena luce su quanto accaduto e questo non è un compito demandato alla sola magistratura ma anche alla politica

I COMITATI FAMILIARI VITTIME COVID DELL’EMILIA ROMAGNA

CODACONS EMILIA ROMAGNA  

Il CODACONS ha assistito un proprio associato, il quale aveva fatto domanda, diversi mesi or sono, di poter avere l’elenco completo di tuti gli azionisti della Banca Popolare e di Bari  al fine di proporre loro di agire in via collettiva contro gli ex dirigenti della Banca nonché di costituirsi sempre in via collettiva  nel procedimento penale che vedeva questi ultimi indagati di reati ai danni di tutti gli azionisti si è dovuto rivolgere al Tribunale Civile di Bari per vedere rispettato tale diritto contro il diniego opposto dalla banca.

La Banca, infatti in un primo momento provvedeva quindi a fornire detto elenco ma privo degli indirizzi dei singoli azionisti impedendo di fatto all’associato CODACONS  di svolgere quella attività informativa e di proposta di azione collettiva nei confronti di tuti gli altri azionisti motivando tale sua scelta in base al rispetto della alla normativa sulla privacy

In realtà com’è noto il Garante della Privacy si è più volte espresso ( e questo la banca non poteva non saperlo) affermando che il diritto del singolo azionista di potersi rapportare a tuti gli altri soci della banca prevale sul diritto alla privacy inteso come diritto ad ottenere tutti gli estremi di contatto degli altri azionisti.

Ne è derivato che il Tribunale di Bari non ha potuto fare altro che emettere decreto ingiuntivo contro la banca ordinando a quest’ultima di provvedere ad inoltrare al socio, che ne aveva fatto regolare richiesta, l’elenco di tutti gli altri azionisti con i relativi dati di contatto.

Il comportamento tenuto dalla banca anche in questa circostanza denota la mancanza di trasparenza e collaborazione con i singoli azionisti nel tentativo di indurli ad accettare un mero indennizzo invece che il dovuto risarcimento danni integrale in sede penale o civile.

Con l’occasione il CODACONS  informa tutti gli azionisti, a cui non  ha potuto scrivere a causa dell’illegittimo comportamento ostruzionistico della banca condannata dal Tribunale di Bari anche al pagamento delle spese di procedura monitoria, che coloro che volessero tentare di ottenere l’intero danno subito con la perdita di valore delle azioni della banca e che non hanno fatto in tempo ad inviare al Codacons la procura per costituirsi parte civile nel processo che inizierà il 16 luglio avanti al Tribunale Penale di Bari lo potranno ancora fare o in sede penale o civile  nelle occasioni che verranno segnalate nei prossimi mesi dal CODACONS a patto che nel frattempo non accettino l’indennizzo proposto dalla banca in quanto tale accettazione preclude la possibilità di agire per ottenere l’intero danno subito.          

Vice Presidente Nazionale CODACONS

Avv. Bruno Barbieri 

051 380540

IL CODACONS per tuti i proprietari di auto Volkswagen ha attivato un‘importante azione legale in Germania volta  far ottenere un risarcimento /indennizzo  a tutti i proprietari di modelli aventi motore 1.2, 1.6 e 2.0 TDI , EA189

I FATTI

L’hanno definito “l’11 settembre delle auto”. E in effetti il “Dieselgate”, che ha travolto uno dei maggiori produttori di automobili al mondo, è lo scandalo del secolo: un terremoto scoppiato con la scoperta di un software, montato sui veicoli Volkswagen, capace di riconoscere la situazione di test e imporre al motore uno scarico di gas tossici da 10 a 40 volte inferiore al normale, che ha scandalizzato il mondo e costretto i vertici del Gruppo alle dimissioni. Tutti coloro che, a partire dal 2008/2009, hanno acquistato un’automobile del gruppo Volkswagen con motore 1.2, 1.6 e 2.0 TDI, tutti rientranti nella categoria del motore EA189 diesel, dunque, hanno comprato un veicolo che, nonostante l’omologazione, produce emissioni più alte di quanto previsto per il modello di appartenenza.

Quella posta in essere da Volkswagen è, senza ombra di dubbio, una pratica commerciale scorretta nei confronti dei consumatori, che si sono trovati ad aver acquistato un bene con caratteristiche difformi da quelle dichiarate, e dunque hanno subito il danno derivante dal minor valore dell’automobile.

Mentre in tutto il mondo Volkswagen è andata incontro a pesanti sanzioni, e ha provveduto al risarcimento dei danni causati ai consumatori, in Italia la tutela dei soggetti coinvolti è ancora lontana dell’essere effettiva.

Il Tar del Lazio, con decisione del 31 maggio 2019 ora sottoposta al vaglio del Consiglio di Stato in appello, ha confermato la sanzione amministrativa di 5 milioni di euro comminata alla casa automobilistica tedesca dall’Antitrust nell’agosto  2016. La multa, tuttavia, non è diretta al risarcimento del danno dei singoli consumatori, avendo il fine di sanzionare il comportamento contrario alla normativa di cui al Codice del Consumo.

Sul fronte penale, invece, la Procura di Verona ha aperto un procedimento per truffa in commercio contro i vertici italiani di Volkswagen Italia.

Il Codacons, al fine di tutelare la posizione dei tantissimi consumatori danneggiati, ha preso parte a tale procedimento  nella qualità di persona offesa. I legali e i consulenti dell’associazione hanno partecipato a  tutte operazioni peritali disposte dal Tribunale,  dando un impulso fondamentale alle indagini e agli accertamenti tecnici.

Tale attività ha portato all’importantissimo risultato della conclusione dell’incidente probatorio con l’accertamento dell’esistenza di un “defeat device”, ovvero dell’impianto che influisce sulle strategie di controllo delle emissioni allo scopo di ridurre le emissioni di ossido di azoto durante i cicli di omologazione su tutte le vetture esaminate.

Nonostante sia stata riconosciuta l’illegittimità del comportamento di Volkswagen, però, il PM della Procura di Verona ha richiesto l’archiviazione del procedimento penale, ritenendo che non vi siano i presupposti per poter procedere per il reato di frode in commercio in relazione all’installazione del software che,  di fatto, consentiva  l’omologazione delle automobili anche in assenza del rispetto dei limiti di emissione, per mancanza di consapevolezza da parte di Volkswagen Italia di quanto stava accadendo, e, dunque,  per mancanza di dolo.

In questo modo, rischiano di rimanere senza tutela le migliaia di consumatori italiani vittime del “Dieselgate”.

Il Codacons, ritenendo che la decisione del Pm italiano, ove confermata, lasci privo di sanzione un gravissimo illecito in danno dei consumatori e dell’ambiente, ha proposto opposizione all’archiviazione, chiedendo la prosecuzione delle indagini.

Se la richiesta del Codacons  dovesse essere accolta si aprirebbe nuovamente la strada del rinvio a giudizio, con conseguente possibilità per tutti i consumatori di costituirsi parte civile nel procedimento penale per richiedere il risarcimento del danno subito.

Nel frattempo, in Germania, ove la casa madre tedesca, Volkswagen AG, ha già proceduto ad un imponente accordo per il risarcimento del danno a migliaia di consumatori, la  Corte Federale ha emesso una sentenza storica, condannando la casa automobilistica al risarcimento del danno nei confronti del proprietario un’auto truccata. La decisione ha sostanzialmente affermato il diritto del consumatore alla restituzione dell’automobile alla casa automobilistica e al rimborso del prezzo pagato  detratti unicamente i km percorsi.

La consapevolezza o meno da parte dei vertici della società dell’esistenza del “defeat device” non è stata considerata rilevante, e dunque Volkswagen è stata ritenuta  responsabile nei confronti dei consumatori che, ignari, hanno acquistato un bene difforme da quello voluto.

Un principio importantissimo quello espresso dalla giurisprudenza tedesca, che potrebbe aprire la strada, in Germania, al risarcimento del danno nei confronti di migliaia di consumatori rimasti ancora senza tutela.

LA NUOVA AZIONE DEL CODACONS IN GERMANIA

A fronte dell’inerzia delle istituzioni italiane che avrebbero dovuto tutelare i tuoi diritti, e in considerazione dell’importante principio affermato dalla Corte Federale tedesca, il Codacons ha deciso di avviare un’azione in Germania nei confronti della casa madre tedesca che controlla Volkswagen Italia, Volkswagen AG. 

La nuova iniziativa è volta a richiedere in via stragiudiziale, in Germania, il risarcimento del danno subito, da tutti i consumatori aderenti, per aver acquistato un’automobile Volkswagen con motore 1.2, 1.6 e 2.0 TDI, EA189 diesel.

La nostra Associazione, per il tramite dei propri legali e di uno studio legale partner in Germania, procederà a diffidare la casa automobilistica tedesca a riconoscere ai consumatori italiani il giusto ristoro del danno subito, alla stregua di quanto è avvenuto per i consumatori tedeschi, portando avanti tutta la fase delle trattative.

Verrà richiesto il danno extracontrattuale per pratica commerciale scorretta in accordo alla giurisprudenza tedesca: il 15% del prezzo di acquisto. Il risarcimento dipenderà pertanto dal modello acquistato, con un range indicativamente tra 1500 euro e 6500 euro. 

Qualora Volkswagen formuli una proposta risarcitoria, il Codacons provvederà a informare gli aderenti all’azione al fine di raccogliere le volontà di accettare l’accordo, seguendo tutta la fase di perfezionamento dello stesso.

Tutta l’attività volta a giungere ad un accordo stragiudiziale non comporterà per gli aderenti alcun anticipo di spesa. 

Solo in caso di esito positivo delle trattative, e dunque di perfezionamento dell’accordo transattivo, è prevista la corresponsione al Codacons di una percentuale, a titolo di rimborso delle spese sostenute, della somma che sarà  riconosciuta da Volkswagen, secondo le condizioni che saranno comunicate al momento dell’adesione all’azione.

PER ADERIRE

Se hai acquistato*, a partire dal 2008/2009, un’automobile del gruppo Volkswagen che, a prescindere dalla cilindrata, è equipaggiata con il motore “incriminato” (EA189) aderisci all’azione contattando il CODACONS Emilia Romagna  info@codacons.emiliaromagna.it  chiamando il numero verde 800 050800 o il numero 051312611   Ti verranno inviarti senza alcuna spesa tutti i moduli che dovrai restituirci compilati e le istruzioni da seguire per aderire.

* E’ possibile aderire all’azione anche in caso di successiva alienazione dell’automobile.

Il CODACONS, preso atto che la Banca Popolare di Bari nonostante i buoni propositi dichiarati in vista della assemblea del 30 giugno continua imperterrita ad ostacolare l’esercizio dei diritti in capo ai propri clienti ed azionisti, ha deciso di incontrare gli azionisti della Banca nel corso di una nuova assemblea pubblica che si terrà il prossimo 27 giugno a Bari.

La Banca a cui centinaia di azionisti avevano inviato mesi or sono un’istanza ex art. 117 e 119 TUB per avere copia di documenti necessari alla loro tutela giuridica, non solo molto spesso non li ha inviati, ma sta addirittura negando loro anche il rilascio del certificato di possesso continuativo della azioni dalla data dell’acquisto ad oggi o quanto meno dal gennaio 2014 ad oggi, adducendo scuse banali e del tutto strumentali e giuridicamente inconsistenti.

Trattandosi di un comportamento intollerabile ed arrogante della banca rispetto ai propri clienti il CODACONS ha inviato a questi ultimi un modello di diffida da presentare alla sede legale della banca minacciando, in caso di mancato adempimento, di agire avanti alla competente Autorità Giudiziaria.

Questo atteggiamento della banca non è certo di buon auspicio in vista della assemblea del 30 giugno. La banca già più volte condannata in sede di abf a restituire l’intera perdite ai propri azionisti tenta di rabbonirli con un indennizzo del tutto insufficiente invece che riconoscere le proprie responsabilità e risarcire per intero i propri azionisti.

In occasione della assemblea convocata dal CODACONS per il 27 giugno – che si terrà dalle ore 15 a Bari presso il Centro Congressi Parco dei Principi Bari Hotel Congress & SPA Via Vito Vasile Aeroporto 70128 Bari Palese sarà possibile, nel rispetto delle regole sul distanziamento, sottoscrivere la procura per costituirsi parte civile nel procedimento penale ed ottenere dalla banca il 100% del danno oltre interessi e rivalutazione, ed un ulteriore somma a titolo di danno morale che verrà liquidata dal giudice (sempre in caso di condanna degli imputati) in via equitativa.

Chi intende costituirsi pare civile dovrà portare in assemblea copia dei documenti attestanti la propria identità (per le azioni in capo a società servirà il timbro della società e la firma del legale rappresentate oltre alla visura camerale) e la titolarità delle azioni della banca nel periodo dall’anno 2014 ad oggi. In caso di azioni ereditarie occorre il certificato di morte, un atto di notorietà o la dichiarazione di successione.

Dopo avere nelle scorse settimane messo in contatto tra loro i familiari e i comitati dei familiari delle vittime Covid tramite una serie di conferenze call, il Codacons scende di nuovo in campo per tutelare i cittadini dell’Emilia Romagna e spiegare loro come muoversi in caso di contagi e/o
decessi contratti in ospedale e case di riposo per anziani.


A tal fine il Codacons ha organizzato una conferenza sul web riservata ai residenti di FERRARA, REGGIO EMILIA E PIACENZA, aperta a tutti i parenti dei cittadini deceduti a causa del coronavirus e a chi ha subito conseguenze sanitarie legate al Covid.
L’incontro è finalizzato a raccogliere le testimonianze di chi si è ammalato a causa del mancato rispetto delle regole di distanziamento sociale nei luoghi di ricovero in strutture pubbliche o private o sui luoghi di lavoro, o di chi ha visto un proprio familiare morire a causa di ritardi o inadeguatezza nell’assistenza prestata dagli organi sanitari locali. Una piazza virtuale dove i cittadini di FERRARA, REGGIO EMILIA E PIACENZA potranno confrontarsi ed avere le prime indicazioni utili su come attivarsi per chiedere e ottenere giustizia.
In questa fase, pertanto, l’incontro su internet sarà dedicato ad allargare quanto più possibile gli aderenti ai comitati e fornire ai partecipanti le istruzioni su come muoversi in questa delicata fase per far valere i propri diritti e chiedere giustizia.
In tal senso si terrà Sabato 20 giugno alle ore 11,00 una conference call sulla piattaforma ZOOM, alla quale è possibile partecipare inviando (entro le ore 9,00 di sabato) una mail all’indirizzo info@studiolegaleauderesemper.it allegando un documento comprovante la propria condizione di ammalato covid o il decesso di un parente causato dal Covid e sottoscrivendo ed inviando al medesimo indirizzo di posta elettronica la liberatoria privacy, scaricabile dal sito del CODACONS
Emilia Romagna.
Avv. Bruno Barbieri – Presidente Regione Emilia Romagna
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