Notizie

C’è tempo fino al 21 gennaio per partecipare all’azione promossa dal Codacons nei confronti degli ex amministratori della Banca Popolare di Bari che hanno contribuito a causare il dissesto della banca e a mandare in fumo i risparmi dei piccoli azionisti. 

Si è aperto, infatti,  a Bari, un nuovo filone del procedimento penale a carico di alcuni ex dirigenti BPB per i reati di false comunicazioni sociali, falso in prospetto, falso in bilancio e ostacolo alle attività di vigilanza, la cui prima udienza si svolgerà il prossimo 28 gennaio. 

In occasione della prima udienza, tutti gli azionisti potranno presentare la propria costituzione di parte civile: sia coloro che non hanno partecipato al primo procedimento sia coloro che già si sono costituiti, non potendo sapere oggi quale dei due giudizi si concluderà con una condanna e quindi con il risarcimento dei danni.

Il Codacons, che già assiste centinaia di azionisti BPB, è pronto ad assistere anche chi vorrà partecipare a questo secondo procedimento per chiedere il risarcimento del danno subito a causa della perdita di valore delle proprie azioni, oltre al danno morale pari a 10.000 euro ciascuno. 

Per partecipare all’azione con il Codacons si può andare sul sito dell’Associazione alla pagina dedicata: https://codacons.it/banca-popolare-di-bari-secondo-procedimento-penale/ 

Il termine per aderire all’azione è il 21 gennaio 2021. 

Cosa c’entrano queste immagini con gli alberi?
I ns associati di Molinella lo avranno già capito. Su loro segnalazione, infatti, intervenimmo durante gli abbattimenti degli alberi di Via Andrea Costa. Fu il Prof. Zechini d’Aulerio a effettuare la perizia su TUTTI su tutti i Tigli e a verificare che a rischio caduta erano pochi, e nemmeno tanto a rischio.
Il Comune procedette lo stesso con l’abbattimento totale degli alberi in tutto il viale. Il tutto avvenne così in fretta che il ricorso al tar, presentato immediatamente dal Codacons nella figura dell’avv. Bruno Barbieri, non riuscì ad arrivare in tempo utile per essere accettato.
Alla riapertura degli uffici Codacons, post festività natalizie, ecco il pacco regalo ricevuto dal Sindaco di Molinella: un tronchetto d’albero lavorato a cubo forse realizzato con il legno di quei tigli abbattuti.
Lo dobbiamo interpretare come un impegno del Comune ad essere più green, o uno scherno per dire “fate come vi pare, tanto noi abbattiamo”?
Noi un’idea ce la saremmo fatta… ma al tempo stesso dobbiamo dare atto che questa mattina il Sindaco Ha contattato l’avvocato Bruno Barbieri rassicurandolo del fatto che quel tronchetto di legno è stato inviato anche ad altre Associazioni. L’Avvocato Barbieri, Codacons, ne ha preso atto ma ha chiesto con l’occasione, da parte del sindaco l’impegno ad essere informato per tempo al fine di aprire un confronto con il Comune qualora in futuro verranno pianificati interventi sul verde pubblico in particolare sugli abbattimenti di alberi o singoli esemplari di pregio ed il Sindaco ha assunto questo impegno.

Il gesto, da parte del Sindaco di Molinella è comunque stato di cattivo gusto per cui gli consigliamo vivamente speriamo che nelle prossime occasioni prima di inviare un omaggio di questo tipo di fare mente locale al significato anche simbolico di ciò che sta facendo.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri 

Comunicato Stampan – Vicenda Landri

COMUNICATO STAMPA

Parma,  8 gennaio 2021

I CLIENTI TRUFFATI DALLA PROMOTRICE FINANZIARIA DI BANCA FIDEURAM – SANPAOLO CHE OPERAVA A FIDENZA PRENDONO ATTO CHE LA BANCA TRADISCE NUOVAMENTE LE LORO LEGITTIME ASPETTATIVE FACENDO UNA REPENTINA ED INGIUSTIFICATA MARCIA INDIETRO DOPO UN ANNO DI TRATTATIVE GIUNTE SOSTANZIALMENTE AL TERMINE  

Purtroppo dopo quasi un anno di confronto leale sui numeri tra i legali ed i consulenti tecnici di oltre 40 clienti di Banca Fideuram associati al CODACONS ed i legali della  Banca, volto a definire in via bonaria la vicenda come si è soliti fare in queste circostanze per non oberare inutilmente il Tribunale quando non ci sono dubbi sullo svolgimento dei fatti a danno dei clienti della banca, il neo CDA  di Banca Fideuram insediatosi  a metà settembre 2020, ha deciso quando oramai si erano definite le somme risarcitorie per ogni truffato con un cambio repentino ed ingiustificato di atteggiamento legato a problemi interni alla banca ed ha comunicato che la banca non intende di fatto considerare danneggiati tutti coloro che hanno ricevuto rendicontazioni false volendo limitare i ristori a chi ha avuto sottratte delle somme senza riconoscere neppure a questi ultimi alcunché a titolo risarcitorio.

Si tratta di un approccio che fa a pugni con il diritto e che disconosce l’esistenza nella definizione e determinazione del danno patrimoniale non solo del danno emergente ma anche del lucro cessante che rappresenta l’A B C in termini di nozioni giuridiche ai primi anni della facoltà (oggi definite scuole) di Giurisprudenza.

Non possiamo che prendere atto di questo approccio e non volendo perdere ulteriore tempo ai truffati in qualità di legali stiano raccogliendo i mandati per attivare le azioni civili risarcitorie contro la promotrice finanziaria Antonella Lambri ma soprattutto contro la banca il cui ultimo atteggiamento tenuto dopo un anno di serrato confronto, non potrà non essere non tenuto in considerazione dal Tribunale anche in termini entità di condanna alle spese legali a carico della banca.   

Fatto ancor più grave se consideriamo che detto cambio repentino ed immotivato di rotta della banca  si sta verificando in un particolare periodo di crisi finanziaria, dove molti truffati contavano su risparmi dichiarati e ribaditi in ogni comunicazione rilasciata su carta intestata della banca dalla promotrice finanziaria e dove non vi era alcun sentore di una truffa visto e considerato che la stessa promotrice dimostratasi poi infedele ai propri obblighi rispetto ai clienti ed alla banca,  sino a poco prima di essere scoperta organizzava feste, eventi ed ogni buon sorta di promozione del suo operato con invitati d’eccellenza e con il pieno appoggio dell’istituto stesso, quando la banca invece che finanziare detti aventi avrebbe dovuto investire dette somme  per garantire i risparmi e la tranquillità dei propri clienti rispettando anche la finalità sociale che la stessa ricopre a favore di famiglie, imprese o altri intermediari.

La risposta della banca ai risparmiatori rimasti truffati, dopo aver dimostrato tutte le lacune di Sanpaolo  Invest- Banca Fideuram in termini di controllo dell’operato della propria promotrice di cui invece tesseva continuamente le lodi è stata del tutto deludente ed opposta alle legittime aspettative dei clienti, ossia, in buona sostanza Banca Fideuram si rapporta in buona sostanza questi termini, caro cliente se sei stato truffato dalla mia promotrice finanziaria sono problemi tuoi dovevi stare più attento e dopo un anno di attesa di trattativa con un cambio repentino di rotta io mi limiterò a rimborsarti le somme sottratte o/e se non hai avuto somme sottratte o perdite finanziarie noi non ti riconosco nulla, anche se da un giorno all’altro hai visto ridotto il tuo patrimonio di oltre 2 terzi rispetto a quanto dichiarato dalla nostra promotrice in uno dei miei tanti eventi commemorativi che esaltavano la sua lungimiranza e ti dovrai accontentare di una pacca sulla spalla.

Non potendo ovviamente essere questa una tesi condivisa dai Tribunali verranno attivati i singoli procedimenti civili in attesa della comunicazione di fine indagini che riteniamo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma dovrebbe depositare a breve, stante il lungo periodo di tempo trascorso dalla data dei fatti ad oggi, ed il numero rilevante di persone coinvolte in detta truffa, l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio con la conseguente possibilità di costituirsi parte civile in detto procedimento penale per tutti i truffati, nei confronti della sig.ra Antonella Lambri, ed a titolo risarcitorio contro la banca per cui la stessa lavorava, si procederà in ogni caso da subito nel frattempo con la notifica dei singoli atti citazione in sede civile.

Avv. Bruno Barbieri         

Il Tribunale di Bologna nel decidere una controversia tra un cliente di un istituto di credito che vantava nei confronti dell’associato CODACONS un credito di € 51.862,32 per aver pagato un assegno da quest’ultimo emesso molti anni prima e nonostante il cliente avesse chiuso da più di dieci anni proprio conto corrente su cui detto assegno era stato tratto, ha dato ragione al cliente revocando il decreto ingiuntivo ottenuto in prima battuta dall’istituto di credito.

Il principio sancito dal Tribunale è che se la banca erroneamente paga per un suo errore un assegno che poteva protestare non può rivalersi sul correntista. 

In particolare la banca in giudizio sosteneva che, se pur vero che al momento della presentazione all’incasso presso l’istituto negoziatorie Bancapulia spa, il c/c ………….era stato chiuso, era altrettanto vero che esisteva presso la banca trattaria (allora Carisbo spa), un altro c/c intestato a l’opponente, sul quale era giacente una provvista disponibile, e poiché l’ordine al trattario di pagamento di un assegno bancario prescinde dall’indicazione di uno specifico c/c, la banca, dopo aver vanamente tentato di contattare il traente per avere informazioni sull’emissione dell’assegno, per evitare al cliente di subire il protesto e le sanzioni amministrative e accessorie, provvedeva al pagamento. A ciò si aggiungeva che l’opponente con la chiusura del c/c suddetto, si era impegnato a tenere manlevata la banca da qualsiasi responsabilità potesse derivare dalla mancata restituzione di una serie di assegni tra i quali appunto quello in giudizio.

In realtà in atti emergeva la confessione scritta della banca circa il fatto che il pagamento non era avvenuto per evitare di protestare l’assegno ma per un errore della Banca avendo l’Istituto trattario addebitato il pagamento ad un proprio disguido informatico ed all’impossibilità di fare altrimenti in quanto la comunicazione di mancato pagamento alla Banca negoziatrice “per un mero disguido interno ……. Omissis….. veniva considerata tardiva e pertanto la Banca negoziatrice si avvaleva della presunzione di avvenuto pagamento dell’assegno e provvedeva a riaddebitare l’importo a Carisbo. Infatti, gli accordi interbancari che regolano i termini per la comunicazione e la restituzione degli assegni impagati prevedono che, una volta decorsi detti termini (ovvero entro il secondo giorno lavorativo successivo alla data di presentazione, corrispondente al pervenimento del flusso per gli assegni in check truncation o al passaggio in stanza di compensazione), scatta la presunzione “assoluta” di avvenuto pagamento dell’assegno”.

Da ciò secondo il Tribunale di Bologna Terza Sezione ( sentenza n. 1790/2020 G.U. Dott. dott. Pietro Iovino) discende l’oggettiva irrilevanza dell’assunzione di garanzia da parte del correntista all’atto della chiusura del conto (cfr. doc. 6 banca), che non può di certo spingersi a coprire la suddetta responsabilità, atteso che la manleva de qua non può certo riferirsi ad azioni errate commesse dal trattario, in quanto la “qualsiasi responsabilità che potesse derivarle dalla mancata restituzione degli stessi”, id est di alcuni assegni tra i quali quello oggetto di causa, non può spingersi a coprire comportamenti inadempienti imputabili esclusivamente alla trattaria medesima, la quale in virtù delle regole proprio al mandato, tale qualificandosi il rapporto alla base della convenzione di cheque, ha il dovere di agire con correttezza e in buona fede ed in modo da preservare le ragioni del mandanteL’aver pagato un assegno tratto su conto estinto ben dieci anni prima, quindi, in evidente assenza della convenzione di cheque necessaria ai sensi dell’art. 3 L. Assegni, venuta meno con la chiusura del conto sul quale poggiavano gli assegni, pur a tutto concedere alla difesa della banca, costituisce un’azione riconducibile unicamente a grave negligenza del trattario. Ciò in quanto questi non ha tempestivamente comunicato l’impagato, discendente automaticamente dalla chiusura del conto, la quale chiusura comporta in automatico la revoca dell’autorizzazione ad emettere assegni ed ovviamente l’assenza di provvista, ed è così rimasto vincolato al proprio colpevole ritardo. Ciò integra inadempimento della banca, che elide ogni rilievo all’antecedente inadempimento del traente per non aver restituito tutti i moduli di assegno. A parere del Tribunale di Bologna, il grave inadempimento della banca trattaria esclude altresì ogni rilievo anche all’evidente inadempimento/responsabilità del correntista traente, in applicazione della regola aurea posta sotto il profilo causale e soggettivo del concorso colposo dagli artt. 1223 e 1227 cc, in quanto la banca aveva il potere ed il dovere di rifiutare il pagamento, cosa che non ha potuto fare proprio a cagione del ritardo in cui è incorsa, ritardo che da un punto di vista causale sterilizza il comportamento colpevole del traente, che così costituisce antecedente causale ininfluente, perché, si ribadisce, la banca aveva il potere dovere di far protestare l’assegno, in quanto il conto risultava chiuso, e colpevolmente non lo ha fatto.

Il Tribunale di Bologna pertanto condannava l’opposta banca alla rifusione delle spese di lite che liquida a favore dell’opponente in complessivi €. 301,00 per spese ed € 6.000,00 per compensi, oltre al 15% per le spese forfettarie, oltre IVA e CPA se dovuti e nelle aliquote legali.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri    

Il TAR dell’Emilia Romagna sede di Bologna  ha deciso con sentenza n.643/2020 una controversia tra un appartenente alla Polizia di Stato e la Questura di Bologna nata a seguito del diniego opposto ad un ispettore della Polizia di Stato di poter usufruire dei permessi giornalieri durante il primo anno di vita del figlio diniego basato sul fatto che la mamma del figlio non svolgeva nello stesso periodo un lavoro come dipendente o lavoratrice autonoma ma svolgeva le mansioni di casalinga.

Il TAR accogliendo la tesi dei legali del CODACONS secondo cui l’art. 40 del d. lgs. n° 151 del 2001 stabilisce che il beneficio è riconosciuto nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente, quale è il caso di specie (madre casalinga) per il periodo dal 2 gennaio 2017 al 31 gennaio 2017.

Questa sentenza da un ulteriore riconoscimento importante al lavoro delle donne come casalinghe contro la tesi secondo cui la mamma addetta ai lavori di casalinga avrebbe tutti il tempo necessario per  accudire nel migliore dei modi anche il figlio durante il  primo anno di età di quest’ultimo. 

Essendo che alla data della sentenza era già decorso l’anno di età del minore odierna e così decorso l’anno in cui i benefici possono essere concessi, il TAR ha deciso che era necessario procedere, come richiesto da parte ricorrente, alla monetizzazione del danno patito ai sensi dell’art. 1226 del cod. civ., secondo cui se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa nella misura di euro 1.000 essendo stato negato tale permesso al padre per un periodo di circa un mese nel gennaio del 2017.

Questa pronuncia di segno progressista fa giustizia di chi invece vorrebbe disconoscere il diritto del padre ad usufruire dei permessi giornalieri per accudire il figlio sul disconoscimento di fatto che l’attività delle donne casalinghe sia un vero e proprio lavoro.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri          

Nonostante in queste ultima giornate il numero tamponi processati e fatti sia aumentato, anche se sempre al di sotto dei reclamizzati 15.000 pezzi ( tra tamponi e test sierologici ), la macchina sanitaria regionale non si dimostra ancora all’altezza della situazione in quanto per fare un tampone occorre oggi occorre iscriversi ad una lista di attesa di circa una settimana  e poi attendere a tampone fatto almeno altri 5 o 6 giorni per aver l’esito dell’analisi.

E’ del tutto evidente che quasi due settimane di attesa complessiva per concludere questo iter volto ad evitare il rischio di infettare altre persone dal rientro dall’estero o da parte di chi ha avuto o teme di aver avuto contatti con persone positive o prossime a persone positive  equivale quasi alla durata della quarantena che molti non si posso permettere di fare. E’ necessario pertanto che la Regione ed il servizio sanitario regionale mettano subito in piedi una macchina che sia in grado  di processare i singoli tamponi in 48 ore riducendo da subito detta tempistica a non più di sette giorni complessivi tenuto conto che a breve riapriranno le scuole con tutti i possibili effetti a catena che questo potrebbe comportare in termini di numero di contagi.    

Sono trascorsi tre mesi tutto sommato migliori dei precedenti per numero di contagi per prepararsi ed essere operativi ed efficienti a settembre per cui ci si poteva legittimamente aspettare che tutto fosse in tal senso già operativo in termini di numero di analisi da effettuare e processare  ma così non è stato.

Stando così le cose la misura volta a domandare ai ragazzi che andranno a scuola se sono essi stessi positivi o se hanno avuto contatti con altre persone positive non potrà essere efficace se restano in circolazione così tante persone in attesa di tampone o del risultato al tampone.

Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri   

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS Emilia Romagna hanno incontrato nella giornata di ieri la consigliera regionale di Forza Italia Valentina Castaldini a cui hanno illustrato tutte le proprie perplessità e timori circa il comportamento tenuto dalla Regione Emilia Romagna e dal Commissario Venturi in merito alle ispezioni fatte o meno, circa l’operato della C.R.A. e delle R.S.A. dove sono decedute migliaia di persone negli scorsi mesi e dove in alcune di esse si tornano a registrare di nuovo decessi legati al Covid. Non solo. La consigliera è stata informata del fatto che nel corso degli ultimi 30 giorni, in un terzo dei casi il numero dei tamponi effettuati è stato al di sotto delle 6.000 unità in altri 10 casi, al di sotto delle 9.000 unità ed infine soltanto nel terzo restante dei casi, si è superato il numero di 9.000 tamponi. Questi dati sono importanti ed evidenziano che su una capacità dichiarata di 15.000 analisi tra tamponi e test sierologici, soltanto in un terzo circa dei casi la Regione e la ASL regionale hanno effettuato un numero di verifiche superiore alle 10.000 unità complessive, non intercettando dunque un terzo ed, in alcuni casi, i due terzi dei possibili positivi intercettabili, i quali circolano inconsapevolmente nella nostra Regione, infettando altri ignari cittadini. Trattandosi di una scelta organizzativa e non di incapacità a fare un numero adeguato di tamponi, in quanto diversamente non si capirebbe perché in un terzo dei casi le verifiche possono essere fatte in misura superiore alle 10.000 unità arrivando a punte di oltre 11.000 analisi per poi scendere in diversi giorni nell’ultimo mese a soli 3.000 tamponi, il CODACONS ha deciso di depositare nuovi esposti presso le Procure della Repubblica della Regione Emilia Romagna, per verificare se tale comportamento possa essere considerato in futuro concausa generatrice di parte dei nuovi contagi. Detto questo, in un’ ottica di critica costruttiva, il CODACONS ed i Comitati Familiari Vittime Covid 19 hanno suggerito alla consigliera Castaldini, ma l’invito è esteso a tutti gli altri consiglieri, di chiedere in via di urgenza alla Regione e al Commissario Venturi di provvedere a monitorare con tamponi o almeno test sierologici su base volontaria la presenza di persone positive all’uscita (deflusso) ( oltre che i normali controlli all’ingresso) dalle prove di ammissione alla Facoltà di Veterinaria e di Medicina che si terranno l’1 di settembre 2020 ed il 6 di settembre 2020 presso i padiglioni della Fiera di Bologna dove si registrerà l’afflusso di migliaia di giovani aspiranti matricole. I COMITATI FAMILIARI VITTIME COVID DELL’EMILIA ROMAGNA CODACONS EMILIA ROMAGNA I

I Comitati dei Familiari delle Vittime Covid ed il CODACONS Emilia Romagna (a cui diversi familiari sono associati in tutta la Regione) hanno continuato ad incontrare dopo i Verdi anche altri gruppi consiliari tra cui Fratelli d’Italia, La lega ed i Grillini. Da tali incontri è emersa un’ importante disponibilità ad affiancarci nella ricerca della verità circa quanto accaduto in questi mesi. Ad oggi sono ancora oltre 4.000 i parenti delle vittime del Covid , tra cui molte decedute in strutture del sistema sanitario o delle RSA e CRA, che attendono di avere delle risposte e soprattutto giustizia. Nel frattempo appare sempre più chiaro, anche nell’ambito delle RSA e delle case di riposo, che non tutte queste strutture si sono trasformate nei mesi scorsi , in luoghi di contagio e di morte. In diverse strutture sparse sul territorio regionale, non solo non si sono registrati decessi, ma neppure dei casi di contagio, dimostrando così che il contagio e la morte non erano fatti ineludibili per chi era ricoverato in dette strutture. La qualità della gestione e l’attenzione dei dirigenti di alcune di queste strutture, ha reso possibile il contagio “zero”, mentre nelle stesse settimane in altre strutture socio assistenziali , i contagi ed i decessi si contavano a decine ed in alcuni casi a centinaia.

E’ necessario quindi che si faccia chiarezza su quanto accaduto ma tale sforzo è reso arduo dal mancato rispetto dei diritti di accesso agli atti presentati  dai singoli cittadini e del rispetto delle prerogative dei consiglieri regionali  e comunali .Costoro infatti si sono visti negare le richieste in termini di risposta alle competenti istituzioni a fronte di richieste di produzione di documenti e di relazioni su quanto accaduto.

In qualche modo a livello regionale e comunale si è registrata nei fatti una sorta di duplicazione  della secretazione applicata in modo illegittimo dal Governo fino a pochi giorni or sono, dai verbali del comitato tecnico scientifico, ai documenti e alle ispezioni prodotti in ambito comunale di azienda sanitaria e di Regione Emilia Romagna.

Non è questa una nostra sensazione quanto piuttosto il riscontro datoci in tal senso dei consiglieri regionali che abbiamo incontrato in queste settimane, che di fatto hanno tutti lamentato lo svuotamento ed il mancato rispetto delle loro prerogative, non vedendosi dare alcun riscontro a tutte le domande di accesso agli atti ed interrogazioni in materia di Covid presentate nei scorsi mesi. Tutto ciò senza che il Presidente  della Regione e la Presidente del Consiglio Regionale siano intervenuti o quanto meno intervenuti in modo risolutivo per ripristinare i diritti dei cittadini e dei consiglieri, senza attendere l’intervento della Magistratura.

Ieri il CODACONS  (e così nei prossimi giorni i comitati dei familiari vittime Covid  e degli anziani ancora ricoverati nelle strutture che ai comitati stanno aderendo ) ha inoltrato alla Regione Emilia Romagna un’ istanza di accesso agli atti ,confidando che venga rispettato nei 30 giorni, il diritto di accesso, chiedendo ai singoli Consiglieri regionali già incontrati di inoltrare analoghe istanze di accesso e promuovere interrogazioni aventi analogo contenuto .

Qui nessuno vuole puntare il dito accusatorio contro qualcuno in particolare, a meno che non vengano violate le regole  del nostro ordinamento democratico.                

I COMITATI FAMILIARI VITTIME COVID DELL’EMILIA ROMAGNA

CODACONS EMILIA ROMAGNA   

Il CODACONS, preso atto che la Banca Popolare di Bari nonostante i buoni propositi dichiarati in vista della assemblea del 30 giugno continua imperterrita ad ostacolare l’esercizio dei diritti in capo ai propri clienti ed azionisti, ha deciso di incontrare gli azionisti della Banca nel corso di una nuova assemblea pubblica che si terrà il prossimo 27 giugno a Bari.

La Banca a cui centinaia di azionisti avevano inviato mesi or sono un’istanza ex art. 117 e 119 TUB per avere copia di documenti necessari alla loro tutela giuridica, non solo molto spesso non li ha inviati, ma sta addirittura negando loro anche il rilascio del certificato di possesso continuativo della azioni dalla data dell’acquisto ad oggi o quanto meno dal gennaio 2014 ad oggi, adducendo scuse banali e del tutto strumentali e giuridicamente inconsistenti.

Trattandosi di un comportamento intollerabile ed arrogante della banca rispetto ai propri clienti il CODACONS ha inviato a questi ultimi un modello di diffida da presentare alla sede legale della banca minacciando, in caso di mancato adempimento, di agire avanti alla competente Autorità Giudiziaria.

Questo atteggiamento della banca non è certo di buon auspicio in vista della assemblea del 30 giugno. La banca già più volte condannata in sede di abf a restituire l’intera perdite ai propri azionisti tenta di rabbonirli con un indennizzo del tutto insufficiente invece che riconoscere le proprie responsabilità e risarcire per intero i propri azionisti.

In occasione della assemblea convocata dal CODACONS per il 27 giugno – che si terrà dalle ore 15 a Bari presso il Centro Congressi Parco dei Principi Bari Hotel Congress & SPA Via Vito Vasile Aeroporto 70128 Bari Palese sarà possibile, nel rispetto delle regole sul distanziamento, sottoscrivere la procura per costituirsi parte civile nel procedimento penale ed ottenere dalla banca il 100% del danno oltre interessi e rivalutazione, ed un ulteriore somma a titolo di danno morale che verrà liquidata dal giudice (sempre in caso di condanna degli imputati) in via equitativa.

Chi intende costituirsi pare civile dovrà portare in assemblea copia dei documenti attestanti la propria identità (per le azioni in capo a società servirà il timbro della società e la firma del legale rappresentate oltre alla visura camerale) e la titolarità delle azioni della banca nel periodo dall’anno 2014 ad oggi. In caso di azioni ereditarie occorre il certificato di morte, un atto di notorietà o la dichiarazione di successione.