COMUNICATO STAMPA
Cronaca di Bologna
6 agosto 2018

INCENDIO BOLOGNA: CODACONS AVEVA DENUNCIATO PERICOLO STABILITÀ PONTI E VIADOTTI. MA ALLARMI RIMASTI INASCOLTATI

ASSOCIAZIONE CHIEDE VERIFICHE SU PONTI AUTOSTRADALI. PRONTI AD ASSISTERE UTENTI BOLOGNESI SE SARANNO ACCERTATE RESPONSABILITÀ

Il Codacons aveva lanciato l’allarme circa i pericoli inerenti ponti e viadotti autostradali, ma le denunce dell’associazione sono rimaste del tutto inascoltate. Lo afferma la stessa organizzazione dei consumatori, commentando quanto accaduto oggi sulla A14 dove è  parzialmente crollato il ponte dell’autostrada sul raccordo di Casalecchio A1-A14.
“Si tratta del quinto grave incidente in meno di 4 anni – denuncia il presidente Codacons regionale, Bruno Barbieri– Nel 2014 crollarono due viadotti in Sicilia, mentre nell’ottobre 2016 a cedere fu il cavalcavia di Annone, in provincia di Lecco. Nel 2017 a crollare fu il ponte lungo l’autostrada A14 Adriatica all’altezza del chilometro 235 tra Camerano e Ancona Sud.
Il disastro di oggi porta nuovamente al centro dell’attenzione la questione della sicurezza di ponti e cavalcavia, già in passato oggetto di denunce da parte del Codacons”.
Nel 2013 infatti l’associazione si era rivolta con una istanza al Ministero dei trasporti e ai Provveditorati Interregionali per le Opere Pubbliche, chiedendo di verificare il livello di sicurezza e la stabilità di viadotti e cavalcavia ubicati su strade urbane, extraurbane ed autostradali. Una richiesta purtroppo finita nel nulla, e alla quale non seguirono fatti concreti. Per tale motivo – conclude il Codacons – vogliamo sapere perché sul raccordo autostradale non fossero state installate barriere in grado di tutelare i residenti delle vicine abitazioni, e chiediamo oggi agli enti locali e ai proprietari di strade e autostrade di predisporre controlli straordinari urgenti su tutti i ponti stradali, al fine di verificarne la stabilità e garantire la sicurezza degli utenti. L’associazione è inoltre pronta a rappresentare i cittadini bolognesi nelle sedi opportune qualora emergano responsabilità legate al crollo odierno.

Vicepresidente CODACONS Nazionale

Presidente CODACONS Sez. Reg. Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri

31/07/18 – COMUNICATO STAMPA

DL DIGNITA’, GIOCO D’AZZARDO: PRESENTATA DENUNCIA CODACONS CONTRO I SINDACI E LE QUESTURE DI TUTTA ITALIA

AUTORIZZATE APERTURE SALE SLOT IN MODO INDISCRIMINATO E SENZA CONTROLLO. PROCURE INDAGHINO PER ABUSO E OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO E ISTIGAZIONE AL GIOCO D’AZZARDO

 

Il Codacons ha presentato oggi l’annunciato esposto alle Procure della Repubblica contro i sindaci e le Questure di tutta Italia. Al centro dell’esposto dell’associazione, che chiede di indagare per omissione, abuso di atti d’ufficio e istigazione al gioco d’azzardo, il proliferare di sale slot sul territorio, aumentate a dismisura negli ultimi anni nonostante le normative nazionali abbiano tentato di porre un freno al fenomeno. Per il Codacons non può non ravvedersi in tale fenomeno una responsabilità dei Comuni e delle Questure, in quanto organi che effettuano le verifiche e rilasciano i permessi per le nuove aperture di sale slot.

“Il grave aumento delle dipendenze da gioco è direttamente connesso alla crescita del numero di sale aperte in Italia e alla pubblicità ai giochi – spiega il presidente Carlo Rienzi – Più sono le occasioni per giocare, più cresce il numero di cittadini ludopatici, con costi sociali e sanitari enormi per la collettività. Per questo sosteniamo con forza il Dl Dignità annunciato da Luigi Di Maio, che contiene ottime misure per tutelare la salute dei giocatori come il divieto di pubblicità ai giochi”.

“Le amministrazioni, nell’esercizio delle funzioni loro attribuite dal T.u.l.p.s., debbono aver riguardo al pregiudizio sociale provocato dalle apparecchiature di gioco, nonché al pregiudizio ambientale che può derivare dall’esercizio dell’attività di gioco, a tutela degli interessi pubblici – scrive il Codacons nell’esposto – Nonostante le normative vigenti si è verificata una diametralmente opposta espansione delle occasioni di gioco, che il CODACONS ha cercato di comprendere anche attraverso il compimento di alcune indagini sul web. Ebbene, dagli esiti delle ricerche effettuate, si è appreso che in verità risultano in esercizio numerose sale da gioco alle quali invece sarebbe dovuto essere precluso l’esercizio, in quanto assai limitrofe ai siti sensibili protagonisti dei divieti legislativi.

I Comuni e le Questure avrebbero dovuto non solo vietare l’autorizzazione per tutte quelle sale sprovviste dei requisiti di legge anche in punto di localizzazione, ma ciascun Comune avrebbe potuto altresì emanare ordini di chiusura, che costituiscono applicazione del generale divieto di prosecuzione di un’attività esercitata in assenza dei requisiti richiesti dalla legge o da atti amministrativi generali, ai sensi dell’art. 19 comma 3 della legge n. 241/1990”.

Per tale motivo il Codacons ha chiesto alle Procure di tutta Italia di “accertare se gli organi pubblici Questore e Sindaci, in relazione al proprio territorio di competenza, abbiano compiuto tutti gli atti dovuti di controllo e di previa verifica dei presupposti necessari per consentire l’esercizio delle sale da gioco e abbiano adeguatamente controllato la presenza sul proprio territorio di sale in funzione in spregio al divieto di ubicazione in prossimità dei siti sensibili, non idonee, non in linea con le norme igienico-sanitarie nonché oltrepassanti i limiti di rumorosità, viabilità e tutela della salute e se siano per tali sale, così illegali, intervenuti per la chiusura delle medesime e per la comminazione delle sanzioni del caso, dunque ad accertare eventuali responsabilità e fattispecie penalmente rilevanti e, in caso affermativo, di accertare l’autore e/o gli autori degli stessi e, conseguentemente, esperire nei loro confronti l’azione penale per tutti quei reati che riterrà ravvisabili”.

 

20 LUGLIO 2018 

COMUNICATO STAMPA

COMUNE DI BOLOGNA CONTINUA A VIOLARE I DIRITTI DEI PORTATORI DI GRAVI INVALIDITA’ CON REDDITO ZERO AI FINI ISEE A FREQUENTARE GRATUITAMENTE I CENTRI DIURNI VIOLANDO IN TAL MODO ANCHE LA CONVENZIONE INTERNAZIONALE DI NEW YORK A TUTELA DELLA DISABILITA’ 

Il CODACONS denuncia come il Comune di Bologna continui imperterrito ad inviare richiesta di pagamento a titolo di contribuzione ai costi di vitto e
trasporto ai disabili gravi che frequentano i centri diurni a loro dedicati, nonostante le pronunce del TAR Emilia Romagna sede di Bologna ed i Giudici
di Pace di Bologna abbiano più volte affermato l’illegittimità di tali pretese economiche nei confronti  di utenti con reddito ai fini ISEE pari a
zero.  E’ stato infatti chiarito che la pensione di invalidità e quella di accompagnamento non possono essere aggredite in alcun modo e che le pretese
del Comune sono in violazione al diritto alla dignità del disabile sancita dalla Convenzione di New York del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone
con disabilità, nonchè del D.L. 109/1998 e 130/2000, oltre all’art. 4 ed all’art. 3 comma 3 della Legge 5 febbraio 1992 n. 104. Del resto, è ormai
riconosciuta che l’accertata invalidità costituisce una situazione oggettiva di svantaggio, anche economico, e che i trattamenti assistenziali
previdenziali e indennitari sono volti a cercare di attenuare tale svantaggio, tendendo all’attuazione del principio di uguaglianza, senza
alcun intento “speculativo” proprio delle fonti di reddito ordinarie. (Cfr.T.A.R. Roma -sentenze nn. 2454/15 – 2458/15 e 2559/15).

Lo stesso Consiglio di Stato, in data 29 febbraio 2016, con tre sentenze della Quarta Sezione (sentenza n. 838/16; sentenza n. 841/16; sentenza n.
842/16) ha affermato che non possono essere considerate reddito ai fini del calcolo ISEE le indennità di accompagnamento per i soggetti disabili. In
particolare, i magistrati del Consiglio di Stato hanno sostenuto che “l’indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie servono non a
remunerare alcunché, né certo all’accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un’oggettiva ed ontologica (cioè indipendente da ogni eventuale o ulteriore prestazione assistenziale attiva) situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale. Tali
indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com’è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi
non soffre di quest’ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva. Essi non determinano infatti una “migliore” situazione economica del
disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o
anche in assenza di essa. Pertanto, la «capacità selettiva» dell’ISEE, se deve scriminare correttamente le posizioni diverse e trattare egualmente
quelle uguali, allora non può compiere l’artificio di definire reddito un’indennità o un risarcimento, ma deve considerali per ciò che essi sono,
perché posti a fronte di una condizione di disabilità grave e in sé non altrimenti rimediabile.”   

L’ostinazione del Comune di Bologna contro la fascia più debole della nostra popolazione pare del tutto ingiustificata ed incomprensibile, pertanto il
CODACONS diffida il Comune dal continuare a tenere tale atteggiamento, anticipando che nei prossimi giudizi di opposizione chiederà la condanna del Comune dello stesso per lite temeraria, invitando altresì tutti gli utenti con gravi disabilità che ancora ricevono ingiunzioni di pagamento di
rivolgersi al CODACONS per poter ottenere la tutela dei propri diritti.  

Vice Presidente Nazionale CODACONS, e Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri

19 luglio 2018

COMUNICATO STAMPA

economia

CORTE DI APPELLO DI MILANO ORDINI DI ACQUISTO DI TITOLI (AZIONI FINMEK) VALIDI SOLO SE SCRITTI A FRONTE DI ACCORDO IN TAL SENSO CONTENUTO NEL CONTRATTO QUADRO

Il CODACONS ha ottenuto dalla Corte di Appello di Milano (sentenza n. 2353/2018) la conferma della sentenza del Tribunale civile di Milano di condanna della Banca Popolare Commercio e Industria (oggi UBI Banca S.p.A.) al rimborso e risarcimento di euro 30.000,00 a favore di due risparmiatori residenti a Modena, associati CODACONS, in quanto ha ritenuto priva di pregio giuridico la tesi della difesa della banca secondo cui, pur in presenza nel contratto quadro dell’impegno a ritenere validi solo gli ordini di acquisto scritti o in via eccezionale quelli telefonici registrati su supporto magnetico, pretendeva di comprovare l’esistenza dell’ordine e quindi la sua validità sulla base di presunzioni legate alle comunicazioni avvenute tra banca e cliente da cui si evinceva l’esecuzione di detto ordine di acquisto così come l’incasso da parte del risparmiatore di cedole che le obbligazioni della Finmek avevano staccato nel corso degli anni. La Corte di Appello di Milano ha ribadito che la prova presuntiva non è ammessa là dove non può essere ammessa la prova testimoniale ex art. 2729 c.c. così come ha ribadito che in ogni caso la prova testimoniale (anche se richiesta dall’Istituto di credito)  non avrebbe potuto trovare accoglimento nel caso di specie ex art. 2725 e 2725 c.c. in quanto la banca non ha addotto alcuna incolpevole perdita dell’ordine di acquisto.

La Corte di Appello di Milano ha anche rigettato la tesi della banca basata sull’exceptio doli generalis” che l’Istituto di credito ha formulato con riferimento alle domande giudiziali attoree. La convenuta ha infatti sostenuto che l’avere gli attori proposto dette domande solo dopo il default di Finmek, che ha azzerato il valore delle sue obbligazioni, dopo che gli stessi avevano incassato le cedole di interessi nel periodo, in cui la Finmek era in bonis, è chiaramente indice di mala fede. Sul punto però la Corte di Cassazione (per tutte vedi sentenza n. 15216del 2012) ha avuto modo di precisare che:” La “exceptio doli generalis seu presentis” ha ad oggetto la condotta abusiva o fraudolenta dell’attore, che ricorre quando questi, nell’avvalersi di un diritto di cui chiede tutela giudiziale, tace, nella prospettazione della fattispecie controversia, situazioni sopravvenute alla fonte negoziale del diritto fatto valere ed aventi forza modificativa o estintiva dello stesso, ovvero esercita tale diritto al fine di realizzare uno scopo diverso da quello riconosciuto dall’ordinamento o comunque all’esclusivo fine di arrecare pregiudizio ad altri, o, ancora, contro ogni legittima ed incolpevole aspettativa altrui.”

Ciò posto, è da ritenere che:

– nella fattispecie non vi sia nessun fatto modificativo o estintivo sopravvenuto alla fonte negoziale del diritto fatto valere in giudizio, poiché fin dall’inizio è da ritenere che l’ordine di acquisto delle obbligazioni Finmek fosse nullo;

– non vi è un utilizzo abusivo o fraudolento dell’azione di nullità, poichè quest’ultima ha di regola, come conseguenza, la ripetizione di indebito, che è ciò che gli attori chiedono;

– non vi è un uso dell’azione giudiziale per scopi diversi da quelli riconosciuti dall’ordinamento, poiché trattasi di una normale azione di nullità, in cui non è rinvenibile un intento emulativo;

– non vi è un esercizio dell’azione giudiziaria contro la incolpevole aspettativa altrui, perché la condizione della banca non è incolpevole, dato che il contratto quadro stabilisce forma scritta, che essa medesima non ha nella specie assicurato.

Pertanto, non vi è un abuso del diritto o un esercizio emulativo di esso, di cui la banca possa dolersi e, quindi, non vi è una mala fede degli attori, almeno nei predetti limiti, in cui essa possa essere rilevante nell’azione giudiziaria esperita.

Si tratta di una pronuncia importante che pone in risalto come sia sempre a carico della banca la prova dell’esistenza di un ordine di acquisto anche quando l’apparenza potrebbe far ritenerne l’esistenza e che l’esito di dette controversia non può che essere a favore del risparmiatore quando la banca non assolve a tale onere probatorio. Il CODACONS invita pertanto tutti coloro che hanno controversie con Istituto di credito finanziarie ed assicurazioni di usufruire dei parerei legali gratuiti che il CODACONS fornisce ai propri associati senza i quali il risparmiatore nel caso sopra descritto non avrebbe mai potuto recuperare i suoi euro 30.000,00 oltre interessi.

Vice Presidente Nazionale CODACONS, Responsabile Contenzioso Bancario CODACONS  e Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri

18 luglio 2018 

COMUNICATO STAMPA

economia

TRIBUNALE DI MODENA IL CONTRATTO DI PEGNO DI TITOLI A FAVORE DI UNA SOCIETA’ SCONOSCIUTA AL RISPARMIATORE E’ NULLO/ INEFFICACE

 

Il CODACONS ha ottenuto dal Tribunale di Modena (sentenza n.1227/2018) un’importante sentenza a favore di un proprio associato erede di un’anziana risparmiatrice che risultava aver sottoscritto un contratto di pegno a favore di una società a lei del tutto sconosciuta, contratto oltretutto siglato in epoca antecedente all’apertura del deposito titoli. Non solo ma nella vicenda in questione che coinvolge l’ex Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A. divenuta Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A. oggi in ultimo divenuta a sua volta Banca Popolare dell’Emilia Romagna S.p.A., non sono stati rinvenuti gli ordini di acquisto dei Bot e delle azioni bancarie poste a pegno ed in ogni caso gli acquisti erano antecedenti alla apertura del deposito titoli e per ciò stesso nulli.

Il Tribunale oltre a prendere atto di ciò – ha basato la propria decisione sulla circostanza data dal fatto che il pegno di euro 44.000,00, escusso dalla banca a fronte del mancato pagamento da parte del debitore principale così garantito, era a favore di soggetto del tutto estraneo alla risparmiatrice ed in assenza di valida spiegazione fornita dalla banca del perchè mai quest’ultima avrebbe dovuto prestare una garanzia a favore di un soggetto con cui non aveva mai avuto alcun legame, ha ritenuto di dover condannare la banca alla restituzione di detta somma oltre interessi legali dalla data della domanda al saldo, non potendo la banca non essere consapevole di aver agito a danno del cliente.  

Si tratta di una pronuncia importante che pone in risalto come sia sempre carico della banca la prova di aver tenuto un comportamento diligente nei confronti del risparmiatore anche quando l’apparenza data dalla contrattualistica ad un primo esame superficiale parrebbe giustificare l’operato dell’Istituto di credito. Il CODACONS invita pertanto tutti coloro che hanno controversie con Istituti di credito finanziarie ed assicurazioni di usufruire dei parerei legali gratuiti che il CODACONS fornisce ai propri associati senza i quali il risparmiatore nel caso sopra descritto non avrebbe mai potuto recuperare i suoi euro 44.000,00 oltre interessi.

Si allega sentenza

Vice Presidente Nazionale CODACONS, Responsabile Contenzioso Bancario CODACONS  e Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri

16 luglio 2018

COMUNICATO STAMPA

TRIBUNALE DI MODENA L’ORDINE DI ACQUISTO DI TITOLI DISCONOSCIUTO DAL RISPARMIATORE E’ NULLO E IL RISPARMIATORE VA RISARCITO

Il CODACONS ha ottenuto dal Tribunale di Modena (sentenza n.1089/2018) la dichiarazione di nullità dell’ordine di acquisto di titoli che era stato disconosciuto dal risparmiatore a fronte della mancata richiesta di verificazione della firma sull’ordine stesso da parte dell’Istituto bancario (Banco Popolare Soc. Coop. già Banco Popolare di Verona San Geminiano e San Prospero) che dovrà così rimborsare / risarcire l’investitore residente in provincia di Modena di euro 15.000,00.     Questa sentenza pone in luce come ordini di acquisto non siglati dal titolare del contratto di intermediazione finanziaria o da soggetti da lui delegati sia nullo. La banca ha l’obbligo infatti di dimostrare che il risparmiatore ha effettivamente voluto effettuare un certo investimento e lo può fare solo per prova scritta o per registrazione su supporto magnetico mentre la prova orale (per testi) è possibile solo quando la banca abbia perso, per motivo a lei non addebitabile, l’ordine scritto o la registrazione su supporto magnetico. Queste e molte altre sono le regole volute dal Legislatore a tutela del risparmio per cui tutti coloro che hanno subito delle perdite finanziarie prima di disperarsi è bene che facciano verificare la loro posizione da una legale di loro fiducia o da una legale di una associazione dei consumatori.

Vice Presidente Nazionale CODACONS, Responsabile Contenzioso Bancario CODACONS  e Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri

13 luglio 2018

COMUNICATO STAMPA

CORTE DI CASSAZIONE AFFERMA IL DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO DEL CONSUMATORE CHE HA ACQUISTATO UN PACCHETTO VACANZE ANCHE QUANDO IL DANNO E’ PROVOCATO DAI SOGGETTI TERZI RISPETTO AL TOUR OPERATOR ANCHE PRIMA DELL’ENTRATA IN VIGORE DEL CODICE DEL CONSUMO   

Il CODACONS all’interno di una vicenda legata all’acquisto di un pacchetto di viaggio ha fatto riconoscere alla Corte di Cassazione (sentenza n.11724/2018) l’errata interpretazione data dal Tribunale di Bologna alla normativa di settore il quale aveva assolto il tour operator da ogni responsabilità e negato il risarcimento del danno subito dal viaggiatore a seguito di inadempimenti posti in essere dal vettore aereo la cui prestazione rientrava nel pacchetto di viaggio acquistato.

Il Tribunale di Bologna nel respingere l’appello dei viaggiatori, che si sentivano non soddisfatti della sentenza pur parzialmente favorevole del Giudice di Pace di Bologna, aveva stabilito che in base a quanto previsto dal contratto di viaggio nulla potesse essere contestato al Tour Operator che aveva agito con diligenza nelle proprie attività e nello scegliere i soggetti terzi (società compreso nel caso di specie quella del vettore aereo) da inserire nel pacchetto  di viaggio.

La Corte di Cassazione ha chiarito che (come affermato dal legale del CODACONS che nel caso di specie tutelava il viaggiatore), anche in epoca antecedente alla approvazione del Codice del Consumo non potesse non prevalere nel regolare la materia la L.1084/1977 di ratifica della Convenzione Internazionale di Bruxelles del 23.04.1970 ed il successivo Dlgs 111/ 1995 in base ai quali l’organizzatore o il venditore del viaggio che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto il danno comunque sofferto dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti. Tale pronuncia che richiama tra l’altro quanto già stabilito in precedenti sentenze dalla medesima Corte di Cassazione ovvero che il “viaggio vacanza tutto compreso” connotato da “ finalità turistica” (o “ scopo di piacere”) “si sostanzia nell’interesse che lo stesso è sostanzialmente volto a sodisfare, connotandone la causa concreta, e determinando, perciò, l’essenzialità di tutte le attività e dei servizi strumentali  alla realizzazione del preminente scopo vacanziero” ( cfr Cass sent 16315/2007).

Ulteriore errore del Tribunale di Bologna rilevato dalla Corte di Cassazione fu quello di non tenere nel debito conto il disagio dei turisti per aver ricevuto il bagaglio con due settimane di ritardo.

Ora dopo che la Corte di Cassazione ha accolto entrambi i motivi di impugnazione della sentenza emessa dal Tribunale  di Bologna – la cui sentenza ha cassato con rinvio al medesimo Tribunale, ribadendo in tal modo la ratio e la forza della norma a tutela dei viaggiatori, la controversia tornerà all’esame del Tribunale di Bologna in persona di un giudice diverso da colui che aveva messo al sentenza cassata che dovrà decidere la controversia sulla base dei principio stabiliti dalla Corte di Cassazione.

  Si allega relativa sentenza

Vice Presidente Nazionale CODACONS e Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri

12 Luglio 2018

COMUNICATO STAMPA

Economia

 

TRIBUNALE DI BOLOGNA ESISTE UN OBBLIGO DI BUONA FEDE TRA RISPARMIATORI – CHI LO VIOLA E’ TENUTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO NEI CONFRONTI DELL’ALTRO ANCHE QUANDO ENTRAMBI SONO RIMASTI VITTIME DI UN MEDESIMO PROMOTORE FINANZIARIO 

Il CODACONS, all’interno di una vicenda legata ad un promotore finanziario infedele di Bologna che ha danneggiato decine di risparmiatori dove alcuni di essi non avevano le condizioni per poter agire contro un soggetto terzo (istituto di credito), ha fatto rimarcare dal Tribunale di Bologna, il fatto che il risparmiatore che ha emesso un assegno incassato da terzi a seguito dell’indicazione da parte del promotore finanziario infedele (poi rilevatosi insolvente/ nulla tenente) invece che del nome della società di cui il risparmiatore voleva acquistare i titoli il nome di un altro cliente – anch’esso truffato, ha diritto a rivalersi nei confronti di quest’ultimo il quale, non avendo alcun titolo di credito nei confronti del primo, non avrebbe, anche se tratto in inganno dal promotore, dovuto incassare l’assegno in questione.

Ci si trova, infatti, in questo caso di fronte ad un arricchimento senza causa che seppur non spieghi alcun effetto penalmente rilevante, essendo il tutto avvenuto all’interno di una truffa posto in essere dal promotore (o per meglio dire nel caso di specie ex promotore finanziario all’epoca dei fatti ),  mantiene le caratteristiche di un illecito arricchimento in quanto colui che incassa un titolo di un soggetto rispetto al quale non vanta alcuna ragione è tenuto a rimborsare detta somma oltre a dover risarcire il primo risparmiatore del danno subito.

Si tratta certamente di casi limite in cui per motivi particolari non esiste titolo per agire contro l’ex datore di lavoro del promotore finanziario, ma che costituiscono in ogni caso un rimedio efficace quando – ad incassare la somma destinata ad investimenti non è il promotore ma un soggetto terzo ed il promotore risulta incapiente e come nel caso il secondo risparmiatore non ha mai sporto denuncia querela contro il promotore finanziario.

Vice Presidente Nazionale CODACONS, Responsabile Contezioso Bancario CODACONS e Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri

11 luglio 2018

COMUNICATO STAMPA

economia

Il CODACONS METTE IN ALLERTA I CLIENTI DEI PROMOTORI FINANZIARI DI RECENTE RADIATI DALL’ALBO DEI PROMOTORI PER COMPORTAMENTI SCORRETTI TENUTI NEI CONFRONTI DEI CLIENTI

Il CODACONS rammenta a tuti i risparmiatori che sarebbe bene da parte loro tenersi informati su quali sono i promotori finanziari radiati o sanzionati dal loro albo di appartenenza per comportamenti scorretti e nei confronti dei clienti: Spesso gli istituti di credito o assicurazioni per cui detti promotori operano tendono a non far risaltare la presenza di promotori finanziari sanzionati tra le loro file tentando di coprire tali notizie non edificanti per loro immagine circa la presenza di promotori infedeli che ad esempio hanno sottratto somme ai clienti o rendicontato ai risparmiatori situazioni patrimoniali relative ai singoli portafogli titoli diverse da quelle effettive.  Purtroppo la tendenza registrata da parte di alcune banche è di operare in queste circostanze tramite propri ispettori interni che invece che prevenire i danni ai clienti dei propri istituti di credito o compagnie assicurative tendono a soffocare i reclami dei risparmiatori facendo loro crescere un senso di colpa per essersi troppo fidati del promotor finanziario rivelatosi infedele. In realtà il risparmiatore truffato non deve temere nulla e deve imparare a far valere a pieno il proprio diritto al risarcimento pieno e alla condanna in sede penale di chi ha perpetrato la truffa ai suoi danni.  Anche di recente il Tribunale Penale di Ferrara ha non solo condannato un promotore finanziario di banca Mediolanum  ad oltre 11 anni di carcere ma ha condannato la banca a risarcire il danno pieno subito dai clienti oltre un ulteriore 30% rispetto al danno patrimoniale a titolo di danno morale da reato. Così risparmiatori che avevano perduto 100.000,00 euro se ne sono visti liquidare dal Tribunale euro 130.000,00.  Nell’assolvere alle proprie finalità statutarie il CODACONS segnala che di recente l’albo dei promotori finanziari ha assunto, seppur a nostro avviso con grave ritardo, iniziative disciplinari anche gravi nei confronti dei seguenti promotori finanziari: Giovanni Battista Gennaro per comportamenti tenuti tra il 2015 ed il 2016 per aver svolto un’attività in grave contrasto con l’ordinato svolgimento dell’attività di consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede per conto di Veneto Banca e Azimut, avendo personalmente svolto attività di intermediazione titoli in relazione a somme di pertinenza di taluni clienti, anziché indirizzare le stesse verso investimenti presso i soggetti abilitati per conto dei quali egli svolgeva offerta fuori sede; per aver acquisito somme di pertinenza dei clienti, non provvedendo a restituire gli importi a richiesta degli interessati ed utilizzando le somme ricevute a fini personali, anziché investirle per conto dei clienti; per aver generato confusione nei clienti in merito all’attività svolta per conto degli intermediari mandanti ed a quella svolta in autonomia, per l’accettazione dai clienti e la consegna agli stessi di denaro mediante operazioni recanti causali equivoche, apparentemente riconducibili all’attività di offerta fuori sede per conto dell’intermediario mandante, nonché c) la consegna ai clienti di rendiconti non ufficiali, alcuni dei quali recanti la sua sottoscrizione in qualità di «consulente finanziario», altri contenenti la dicitura «Promotore Finanziario ai sensi della Legge 02/01/1991 n. 1 – Iscritto all’Albo al n. 144 il 12/02/1992 nonché per aver accettato dai clienti mezzi di pagamento difformi da quelli ivi previsti, è stata disposta la radiazione dell’albo unico dei consulenti finanziari e sig. Giacomo De Luca   FIDEURAM – INTESA SANPAOLO PRIVATE BANKING SPA IN FORMA ABBREVIATA FIDEURAM SPA. Regione: EMILIA ROMAGNA per l’utilizzo dei codici di accesso ai rapporti di pertinenza degli investitori nel caso di specie, violazione particolarmente grave della normativa di riferimento, avuto riguardo al numero dei clienti coinvolti ed alla durata in cui la condotta illecita è stata posta in essere (dal 2014 al 2015),  per aver accettato dal cliente mezzi di pagamento, strumenti finanziari e valori con caratteristiche difformi da quelle prescritte dall’art. 108, comma 5, del regolamento tali condotte illecite costituiscono, nel caso di specie, violazioni particolarmente gravi della normativa di riferimento, visto il contesto in cui le violazioni sono state poste in essere;

è stato radiato dall’Albo unico dei consulenti finanziari.

Tutti i risparmiatori che non avessero ottenuto soddisfazione dal proprio istituto di credito delle perdite subite o di mancati guadagni frutto del comportamento di detti promotori finanziari, possono rivolgersi al CODACONS per avere una prima assistenza gratuita

Si allega: bollettino dell’albo dei consulenti finanziari che riporta le due radiazioni. (clicca qui per scaricare)

Vice Presidente Nazionale CODACONS Responsabile Contenzioso Bancario CODACONS e Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri

9 luglio 2018

COMUNICATO STAMPA

CORTE DI APPELLO DI BOLOGNA RESPINGE RICHIESTA DI SOSPENSIVA AVANZATA DA BANCA MEDIOLANUM  EFFICACIA SENTENZA TRIBUNALE PENALE DI FERRARA RELATIVA ALLA VICENDA DEL  PROMOTORE FINANZIARIO RAFFELE MAZZONI

 

Il CODACONS che tutelava quasi un centinaio di famiglie residenti tra i comuni di Jolanda di Savoia, Codigoro e Ferrara rimaste truffate dal comportamento osto in essere dal promotore finanziario di Banca Mediolanum – Raffaele Mazzoni, apprende con soddisfazione che la Corte di Appello di Bologna ha deciso di respingere la richiesta, avanzata dai difensori di Banca Mediolanum, quale responsabile civile condannata in primo grado a pagare a titolo di provvisionale alcuni milioni di euro a favore delle parti civili costituite, ex clienti di Banca Mediolanum, di sospendere l’efficacia della sentenza di primo grado in attesa del giudizio di appello la cui prima udienza non è stata ancora fissata.

La Corte di Appello di Bologna ha ritenuto che non sia di immediata evidenza la fondatezza dell’appello promosso da Banca Mediolanum e che in realtà l’affermazione secondo cui il pagare somme così ingenti a dei soggetti privati esporrebbe la banca nella difficoltà di recuperare tali somme in caso di accoglimento dell’appello da lei promosso, non essendo provato in alcun modo che le parti civili beneficiarie della provvisionale non siano nella disponibilità di altre cifre o di beni patrimoniali a loro intestati, sia infondata non bastando la generica qualità di parte civile private a dimostrare il pericolo paventato da Banca Mediolanum. Inoltre è certamente vero il contrario, ovvero, che la somma liquidata a titolo di provvisionale non costituirebbe in ogni caso un importo tale da mettere in difficoltà una società come BANCA MEDIOLANUM. La Corte di Appello poi non ha potuto non prendere atto della incongruità della richiesta di sospensiva dopo che la banca aveva già provveduto a pagare la provvisionale liquidata con la sentenza di primo grado dal Tribunale penale di Ferrara anche in assenza di azione forzosa, una parte delle parti civili private.

Vice Presidente Nazionale CODACONS e Presidente CODACONS Emilia Romagna

Avv. Bruno Barbieri